Nessuna crisi per il mercato delle armi italiane
Radio Beckwith evangelica

Venerdì 24 novembre è l’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) ha presentato alla stampa il suo rapporto annuale sull’export italiano, riferito in questo caso al 2016. «È ormai una consuetudine – afferma Piergiulio Biatta, presidente di Opal – anche se quest’anno siamo un po’ in ritardo perché i dati di Istat ed Eurostat sono usciti soltanto nelle scorse settimane».

Che cosa emerge da questo rapporto? In sostanza che i produttori di armi del nostro Paese continuano a muoversi in un mercato che non conosce crisi e che colloca il nostro Paese all’ottavo posto nel mondo per volume di esportazioni, con un fatturato sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, pari a 1,2 miliardi di euro. Rispetto al 2015, in realtà, c’è stato un calo di 2,4 punti percentuali, ma la tendenza non sembra preoccupare produttori e venditori. Anche perché in questo settore sembrano aprirsi sempre nuovi mercati. Piergiulio Biatta spiega che nonostante la flessione generale «aumentano le forniture soprattutto di munizionamento militare al Paesi del Medio oriente, oltre 161 milioni di euro. In particolare verso l’Arabia Saudita, con 40 milioni, e poi verso la Giordania». Quello che accomuna questi Paesi, insieme ad altri della regione, è la partecipazione al conflitto in Yemen, condannato da tutte le organizzazioni mediche e umanitarie del mondo ma a cui il contributo italiano, fatto di forniture militari, è tutt’altro che secondario e tutt’altro che sconosciuto. Secondo i dati presentati da Opal, negli ultimi 20 anni i Paesi della regione mediorientale hanno investito in armi italiane oltre un miliardo di euro, senza contare che alla crescente tensione con l’Iran potrebbe corrispondere un’ulteriore domanda di armamenti, che già si è vista crescere proprio in occasione dello scoppio della guerra in Yemen.

La Rwm Italia, azienda con sede in provincia di Brescia e fabbrica in Sardegna, sembra essere la realtà più abile a sfruttare questa situazione di costante tensione e ad approfittare del livello di scontro. L’azienda, infatti, ha ottenuto dal governo l’autorizzazione a esportare armi per 489 milioni, di cui una quota consistente destinata all’Arabia Saudita. Come sottolinea Giorgio Beretta, analista di Opal e autore del rapporto, «si tratta di bombe aeree che sono utilizzate dall’aeronautica militare saudita per effettuare bombardamenti in Yemen, anche sulle zone civili, in un conflitto che ha causato oltre 10 mila morti, più della metà dei quali tra la popolazione inerme». Il contributo alla guerra in Yemen non è soltanto una fantasia del movimento per l disarmo, ma è stato riconosciuto e documentato anche dal Rapporto finale sullo Yemen redatto da un gruppo di esperti scelti dalle Nazioni unite.

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Immagine: via Flickr