Una via d’uscita dalla Libia
Radio Beckwith evangelica

Giovedì 30 novembre, ad Abidjan, ex capitale della Costa d’Avorio, si sono incontrati i capi di Stato e di Governo dei principali Paesi europei, insieme all’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, al presidente libico Fayez al-Sarraj e ad altri leader africani. Durante questo vertice è stata annunciata la volontà di procedere a una “evacuazione” dei migranti detenuti in Libia, le cui condizioni sono state nuovamente denunciate in un’inchiesta realizzata da Cnn sul tema, nella quale è possibile vedere esseri umani venduti al mercato come schiavi.

William Lacy Swing, il direttore generale dell’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, ha confermato «il pieno sostegno dell’Organizzazione all’iniziativa presentata questa settimana dall’Unione Africana in concerto con l’Unione Europea e il governo di Unità Nazionale libico insieme alle Nazioni Unite per cercare di alleviare le condizioni di migliaia di migranti bloccati in Libia».

Tuttavia, parlare di evacuazione non è del tutto preciso, come ribadito dalla stessa Oim, perché non tutte le persone bloccate in Libia possono essere rimandate nei Paesi d’origine, visto che per molti di loro la condizione è quella del richiedente protezione internazionale. È su questo aspetto della complessa situazione libica che si innesta una struttura che verrà presto aperta a Tripoli e che ha ottenuto il “via libera” da parte delle autorità libiche.

Questo luogo verrà gestito dall’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, presente nel Paese. Secondo l’agenzia, la struttura è «destinata a velocizzare soluzioni per i rifugiati vulnerabili in paesi terzi» e per questo è stata accolta positivamente. «Abbiamo salutato questa novità con grande positività – spiega Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’Unhcr – perché questo è un primo positivo passo che ha richiesto negoziazioni di molti mesi, ha richiesto un lavoro molto duro e difficile da parte dei colleghi che lavorano in Libia e ha beneficiato poi anche di un supporto decisivo da parte del governo italiano».

Di che tipo di luogo si tratta?

«Da un lato sarà un centro che garantirà libertà di movimento agli ospiti, e questo è bene chiarirlo. Detto questo, sarà una struttura di transito, cioè un luogo dove potranno essere ospitati i rifugiati più vulnerabili che si trovano al momento in Libia per poter essere evacuati fuori dal Paese allo scopo finale di trovare una sistemazione sicura e duratura in un Paese terzo. Fa parte di quelli che genericamente si chiamano corridoi umanitari in Italia e che noi, più specificamente, chiamiamo vie legali e reinsediamenti».

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