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Polvere di stelle – puntata 6 – Dai silenzi astrali ai vuoti cosmici
Radio Beckwith evangelica

Dopo un altro salto nel vuoto polvere di stelle riprende): ci scusiamo con le interferenze intergalattiche e con gli influssi astrali, la polvere di stelle è una sostanza delicata e soggetta mutamenti e metamorfismi continui.

Cogliamo la palla al balzo e passiamo dai silenzi astrali ai vuoti cosmici: concetti speculari, analogici ma anche differenti. Questa note la sottile linea dei significati e legami latenti ci accompagnerà.

Ascolta la puntata dell’11 dicembre

Note sparse nei vuoti:

il paesaggio è un concetto qui non solo figurativo, a antropologico. Esso è quando è costituito di relazioni e di un rapporto dialettico tra natura e cultura. Nella nostra visione si astrae verso l’ideale e il simbolico. Le ormai obsolete lampadine ad incandescenza, (quasi icona tanto dell’eureka pitagorico, come delle idee) si accendono scaldando il filamento – di solito di tungsteno –perché all’interno del vetro è stato creato il vuoto. Oltre a rinviarvi alle opere di Plotino lo spunto sulla sua visionaria e duplice cultura l’ho tratto dal già sfruttato su queste pagine Il cacciatore celeste di Roberto Calasso (Adeplhi).

Segue una ghirlanda di metafore ed analogie, che riprende alcune già presenti e inanellate nelle scorse puntate. Horror vacui ed horror pleni sono categorie tanto fisiche che percettive che emotive.

Atena è dea dagli occhi chiari (derueli) e quello che narro è una versione che incastona varie storie mitiche connesse tra loro. Sulla figura e sulle qualità di questa dea olimpica rinvio a Walter Otto, Gli dei della Grecia (Adelphi).

La favoletta che presento è liberamente ispirata da un alto alla canzone The Gnome dei Pink Floyd, dall’altro ad alcune storie e fiabe orientali (persiane e indiane), relative all’impermanenza e alla transitorietà di ceti stati di coscienza. L’orco è un archetipo fiabesco che è etimologicamente connesso al orcio, all’otre, al vuoto, e dunque lo si può intendere come una fanciullesca trasfigurazione di stati d’animo connessi all’angoscia.

Oltre agli autore citati e (in particolare diversi dialoghi di Platone) su Socrate posseduto e sulla Possessione in genere rinvio nuovamente a Roberto Calasso, col suo “La follia che viene dalle ninfe”, raccolta di saggi brevi, che comprende anche un testo riferito a John Cage.

Paesaggi musicali:

  • Il deserto di Ennio Morricone – tratto dalla colonna sonora de “Il buono, il brutto e il cattivo”
  • In a Landscape di John Cage
  • This Boy – Brendan Perry

La clip cinematografica è tratta da “il Buono, il brutto e il cattivo” – di Sergio Leone (1967)

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