Mille giorni di silenzio per lo Yemen
Radio Beckwith evangelica

La guerra dello Yemen dura ormai da oltre mille giorni e non si intravede la fine. Nella giornata di martedì 19 dicembre, proprio quando si entrava nel millesimo giorno da quel 25 marzo 2015 in cui una coalizione a guida saudita cominciò a bombardare il Paese, la tensione ha ripreso ad aumentare. In particolare, la contraerea dell’Arabia Saudita ha comunicato di aver intercettato un missile proveniente dallo Yemen, accusando l’Iran di essere il mandante anche di questo attacco, oltre che della guerra per procura in corso in diversi scenari della regione mediorientale.

Poco dopo, i ribelli Houthi, alleati di Teheran, hanno rivendicato l’attacco e un loro portavoce ha spiegato che il missile puntava verso lo Yamamah Palace, residenza reale saudita in cui stava per essere presentato alla stampa il bilancio del regno con la presenza di diversi ministri. Si tratta della terza volta, durante il 2017, che un missile lanciato dai ribelli yemeniti sorvola lo spazio aereo saudita.

Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno accusato l’Arabia Saudita e i suoi alleati di aver ucciso almeno 136 civili nei raid degli ultimi dieci giorni, quando lo scontro è diventato più intenso dopo l’uccisione dell’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh da parte degli Houthi, fino ad allora suoi alleati. La giornalista Laura Silvia Battaglia, che ha vissuto quattro anni in Yemen e lì aveva messo radici prima della guerra, racconta che in effetti «l’assassinio di Ali Abdullah Saleh due settimane fa è stato determinante affinché gli eventi precipitassero».

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