Etiopia, una nuova fase per i diritti umani?
Radio Beckwith evangelica

Il 2018 si è aperto con nuove speranze per l’Etiopia, un Paese al centro di grandi tensioni politiche negli ultimi anni e su cui i dubbi della comunità internazionale sono diventati sempre più insistenti.

In una conferenza stampa il 3 gennaio, precisata poi da un comunicato del giorno successivo, il primo ministro dell’Etiopia, Hailemariam Desalegn, ha annunciato che alcuni prigionieri politici verranno perdonati e liberati, e che uno dei più noti centri di detenzione del Paese, Maekelawi, conosciuto soprattutto come luogo di tortura, verrà chiuso. In un primo momento si pensava che fosse volontà di Desalegn rilasciare tutti i prigionieri politici, ma questa interpretazione è stata negata dal governo etiope, che ha parlato di un errore di traduzione.

Amnesty International, che aveva interpretato le parole del primo ministro nel senso più ampio, ha parlato di un possibile segnale della «fine di un’epoca di sanguinosa repressione in Etiopia», ma allo stesso tempo ha avvertito che la chiusura del centro di detenzione di Maekelawi, che verrà convertito in un museo, non può essere un modo per dimenticare tutti i terribili fatti che si ritiene si siano svolti tra quelle mura. «Un nuovo capitolo in materia di diritti umani – ha dichiarato l’organizzazione internazionale – potrà essere aperto solo se le denunce delle torture praticate a Maekelawi e altrove saranno indagate e i responsabili  saranno puniti. Infine, chiediamo indagini anche sulle decine di sparizioni forzate avvenute a partire dal 1991. Non basterà rilasciare alcuni dissidenti pacifici senza rendere noto il destino di molti altri».

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