Kandinsky → Cage. Musica e spirituale nell’arte
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A quanto pare il Novecento ha messo d’accordo tutti, scienziati e artisti, sul fatto che cercare dentro l’uomo, con la psicanalisi o con l’astrattismo, fosse la strada da perseguire. In questa ricerca alcuni artisti hanno scavato, sottratto e sintetizzato fino ad arrivare al silenzio e all’assenza di forme e di colori. All’interno di questo apparente vuoto sta tutta la potenzialità immaginabile, forma e pensiero, forza creativa allo stato puro che assomiglia molto al silenzio propedeutico alla preghiera, il silenzio prima del mondo, il vuoto che chiediamo alla deità di essere riempito.

L’assenza sembra quasi un punto di arrivo, in mezzo stanno le vite e la ricerca di artisti e scienziati che vengono messi in relazione attraverso la mostra di Reggio Emilia, la cui curatrice è Martina Mazzotta.

L’interesse di Kandinskij per la musica è esplicito attraverso il suo rapporto con Arnold Schönberg, ma come si arriva a John Cage?

«Tra Kandinskij e Cage c’è una freccia proprio a indicare un percorso, un viaggio nella storia dell’arte, intendo dell’arte visuale, della musica e del pensiero. Il terzo termine della mostra è spirituale e allude al grande libro di Kandinskij composto nel 1909 e pubblicato nel 1912, Lo Spirituale nell’Arte che diventa proprio un punto di riferimento in cui si condensano istanze importantissime che tra ’800 e ’900, soprattutto in area di lingua tedesca, hanno intrecciato varie discipline. Questo nel nome dell’ideale wagneriano dell’opera d’arte totale e nel nome del culto di Goethe, ma affinando una sensibilità culturale che pone l’attenzione all’interiorità dell’individuo, alla spiritualizzazione delle arti che diventano sedi di idee universali. Ovviamente le analogie con la sorella immateriale delle arti visuali, la musica, arte senza oggetto e spirituale per eccellenza, diventa imprescindibile per tutti quegli artisti che sviluppano ricerche confrontandosi con le avanguardie. Con Schönberg e Kandinskij, che sono amici e dei quali rimane un carteggio molto bello, si può parlare di una via parallela: da una parte la distruzione delle tonalità che portano alla dodecafonia, dall’altra si arriva all’astrazione spirituale. In mostra abbiamo 50 opere bellissime, quasi tutte di carattere musicale, che coprono la parabola creativa di Kandinskij ma accedono alla lettura delle spiritualità forse in maniera un po’ inusuale: attraverso i suoi rapporti con la scienza. Non dimentichiamo che erano gli anni in cui si spaccava l’atomo, c’era la teoria della relatività ristretta, si veniva a riscoprire una terza dimensione, un mondo al di là di quello fenomenico, anche molto affascinante perché sviluppato in termini anche legati all’occultismo, alla religione, alla teosofia, a tutte quelle dimensioni dello spirituale che ciascun artista in mostra declina a proprio modo. E poi ovviamente si sviluppano la psicologia e la teoria dell’empatia».

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