Polonia, fino a tre anni di carcere per chi parla di “campi di sterminio polacchi”
Radio Beckwith evangelica

Verità storica e verità giudiziaria, soprattutto quando si parla di vicende che toccano in profondità l’identità di un Paese, sono spesso non allineate. In Polonia questo è particolarmente sentito, se non particolarmente vero, per il dibattito sui campi di lavoro e sterminio creati dai nazisti nei territori occupati su quella che era prima, ed è oggi, la Polonia. Al centro dell’ultima legge approvata dal Parlamento di Varsavia su proposta del governo guidato dal partito nazionalista Diritto e giustizia (PiS), al potere dal 2015, è l’aggettivo “polacco” a proposito di questi campi. Sono molti i campi di sterminio nazisti presenti in Polonia, ma finora non è mai stata dimostrata l’attiva e ufficiale collaborazione del governo polacco di allora con la Germania nazista, che decise di spartirsi il territorio con la Russia secondo il patto Molotov-Ribbentrop del 1939.

Questa definizione rappresenta un nervo scoperto per molti, al punto che il partito di maggioranza ha deciso di vietarne l’uso per legge. «Questo provvedimento – spiega Pawel Gajewski, pastore della Chiesa metodista di Terni – prevede sanzioni penali per chi usa pubblicamente espressioni come “campi di sterminio polacchi” o “campi di sterminio in Polonia”». In attesa della firma del presidente Andrzej Duda, questa norma sta già suscitando le prime reazioni, tra cui spicca quella del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha affermato di non essere disposto «ad accettare verità distorte, la riscrittura della storia e la negazione dell’Olocausto».

Su quali assunti si basa questa norma?

«La legge precisa, in una sorta di premessa di carattere storico, che per tutti i campi di concentramento, tutti i campi di sterminio di cui il territorio dell’attuale Polonia è veramente costellato, perché non ci sono solo Auschwitz e Birkenau, ma ce ne sono almeno 4 o 5, la dicitura corretta dovrebbe essere sempre “campi di concentramento” o “campi di sterminio nazisti sui territori occupati della Polonia”. Qualunque sbavatura, qualunque errore consapevole o meno, quindi qualsiasi uso di una dicitura diversa da quella ufficiale, può far scattare addirittura sanzioni penali e può essere perseguita dagli organi di giustizia ordinaria».

Continua a leggere su Riforma.it