Il rogo di Rosarno riguarda tutti quanti
Radio Beckwith evangelica

Il ghetto di San Ferdinando, a Rosarno, è invisibile. Dallo scorso fine settimana, in realtà, è paradossalmente diventato più visibile perché un incendio l’ha cancellato per metà, costringendo almeno 500 persone a cercare un altro posto in cui dormire e attivando di nuovo percorsi di emergenza per gestire una situazione che non è sicuramente nuova e che non riguarda soltanto la piana di Gioia Tauro, diventata negli anni un simbolo dello sfruttamento. Dal “gran ghetto” di Rignano Garganico fino alle campagne di Venosadai campi stagionali di Saluzzo alla miriade di piccoli luoghi nascosti lungo tutta la penisola, la condizione lavorativa e abitativa di chi ci vive sembra non esistere a meno di eventi traumatici come quello accaduto a Rosarno nella notte tra venerdì e sabato scorso.

Nell’incendio una giovane ragazza di 26 anni, Becky Moses, fuggita dalla Nigeria per ragioni politiche ed economiche ed entrata in un percorso di ricerca della protezione internazionale, è morta in un luogo in cui non avrebbe dovuto essere, all’interno di una tenda difficile da scaldare.

«Lei – ci dice Antonello Mangano, curatore del progetto Terrelibere.org, che racconta costantemente questi luoghi e queste persone – un mese fa aveva avuto un diniego. Si trovava in accoglienza a Riace e aveva fatto richiesta d’asilo, ma in pochissimo tempo tutto è precipitato: in pochi giorni è passata da una situazione tutto sommato accettabile a Riace, dove stava anche iniziando un percorso, ed è andata a finire in una baraccopoli, in una situazione di altissimo rischio e di sfruttamento. Poi, l’incendio e la morte».

Quella di Becky è la storia di migliaia di persone che, per motivi via via differenti, finiscono ai margini della società, in questi spazi in cui tutto è precario e illegale e da cui si esce soltanto per lavorare 10 ore al giorno nella raccolta della frutta, molto spesso in nero e senza alcuna garanzia. Per Rosarno, l’affare è quello dei mandarini e delle arance, raccolti a un euro a cassetta.

Ci si deve stupire per questo percorso?

«Purtroppo è ampiamente prevedibile un fatto del genere, cioè che una ragazza nigeriana chieda asilo, riceva un diniego e vada a finire in questi luoghi, in una situazione di sfruttamento. Purtroppo negli ultimi tempi c’è una politica fortemente restrittiva rispetto all’asilo e rispetto alla concessione di documenti, sappiamo che ormai i dinieghi si attestano sul 60%, è una percentuale costante. Vista la coda degli arrivati dell’ultimo anno e mantenendo questa percentuale rischiamo di avere a breve altri 50.000 dinieghi, tutta gente che andrà a finire nei ghetti. Non si tratta di fenomeni incontrollabili, ma di fenomeni costruiti».

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