Mais – Il pensiero simbolico e l’intelligenza dei Neanderthal
Radio Beckwith evangelica

Da ogni ricerca scientifica possono nascere nuove domande, ma ci sono ricerche in grado di contribuire a generare domande davvero importanti. Potrebbe essere il caso dei due articoli pubblicati la scorsa settimana su Science e su Science Advances, che raccontano altrettante scoperte relative a siti preistorici nella Penisola Iberica.

Nel primo studio, con il metodo Uranio-Torio, sono state datate a circa 65.000 anni fa alcune pitture rupestri in Cantabria, Estremadura e Andalusia. Nel secondo il salto temporale è ancora più lungo perché, con lo stesso metodo, sono state datate come risalenti a 115.000 anni fa alcune conchiglie decorate ritrovate nella regione della Murcia.

Due ricerche importanti perché in grado di suggerire che i Neanderthal, autori delle pitture e delle conchiglie ornamentali oggetto degli studi e a lungo considerati sinonimo di arretratezza e inferiorità, fossero invece capaci di comportamento e pensiero simbolico prima dell’incontro con l’Homo Sapiens.

Anche per questo, in un comunicato stampa, Diego Angelucci, geoarcheologo dell’Università di Trento che ha partecipato alla ricerca sulle conchiglie decorative, ha parlato di «un nuovo capitolo della preistoria».

E se una parte degli studiosi raccomanda comunque prudenza, è chiaro che questo anello della nostra storia sarà uno dei temi di discussione e approfondimento scientifico del futuro.  «Negli ultimi anni – spiega ai nostri microfoni Angelucci – ci sono stati una serie di dati sia archeologici che proveniente dalla ricerca genetica, che indicano che in realtà i Neanderthal non si sono estinti».

La ricerca in questi anni ha compiuto effettivamente significativi passi in avanti e «oggi sappiamo – prosegue Angelucci – che tra i Sapiens arrivati 40mila anni fa e i Neanderthal che invece già vivevano in Europa, c’è stato un contatto attivo, un’interazione e anche un incrocio».

Comprendere quel particolare frammento di preistoria è dunque particolarmente importante per capire da dove veniamo e guardare al presente del continente europeo con una consapevolezza arricchita. Anche di questo abbiamo parlato con Diego Angelucci in trasmissione.

Il menù della puntata

  • Cry Baby di Janis Joplin. Nel 1971 il suo album Pearl era in cima alle classifiche in questi giorni
  • Due ricerche capaci di scrivere «un nuovo capitolo della preistoria»
  • Passame er sale di Luca Barbarossa
  • L’intervista a Diego Angelucci
  • Time will be the healer di Glen Hansard

Ascolta la puntata

Foto di Paul Hudson via Flick. Licenza CC BY 2.0