Il territorio diviso sulla candidatura olimpica di Torino 2026
Radio Beckwith evangelica

Nell’ultimo mese si è diffusa l’ipotesi che Torino, il pinerolese e le valli olimpiche potessero tornare ad ospitare i giochi olimpici invernali del 2026. Il territorio e le amministrazioni hanno iniziato a interrogarsi sulla sull’opportunità o meno di tornare ad ospitare un’Olimpiade. Si rincorrevano voci e analisi che non si basavano tuttavia su dati certi.

Venerdì 9 marzo la Camera di Commercio di Torino ha tolto un po’ di incertezza intorno all’ipotesi della candidatura bis pubblicando uno studio di pre-fattibilità che ha acceso la discussione, quantomeno su dati e previsioni non certi ma almeno verosimili.

Lo studio della Camera di Commercio è stato ben accolto dalle amministrazioni di centrodestra e centrosinistra; più tiepidamente da quelle pentastellate. I sindaci del pinerolese e delle valli olimpiche hanno guardato in modo entusiastico alla possibilità di riavere i giochi: i primi cittadini di Torre Pellice, Pragelato, Sestriere, Cesana, Bardonecchia e in generale i comuni delle valli olimpiche hanno manifestato pubblicamente la volontà e l’opportunità del territorio di riportare i giochi invernali in Piemonte. Torino e Pinerolo, amministrate da sindaci cinquestelle, si sono mostrate al contrario più fredde, con qualche differenza. Luca Salvai, si è in un primo momento detto fortemente contrario, ma il consiglio comunale a maggioranza grillina ha poi approvato una mozione dell’opposizione che impegna l’amministrazione a vagliare la possibilità di tornare ad ospitare i giochi. La sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha temporeggiato fino a quando Beppe Grillo, nella sera di venerdì 9 marzo, intervenendo in un’assemblea del gruppo torinese 5 stelle, si è detto favorevole alle olimpiadi invernali piemontesi, rimarcando però la contrarietà all’ipotesi di olimpiadi estive a Roma.

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