Yemen, una nuova normalità di guerra
Radio Beckwith evangelica

Entrata nel suo quarto anno, la guerra scoppiata in Yemen nel marzo del 2015 sembra lontana da qualunque conclusione. La catastrofe umanitaria in corso è tale da essere ritenuta la più grave crisi al mondo: sono oltre 22 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria, la metà delle quali sono minori. L’ultimo rapporto di Unicef, dal titolo If not in School, evidenzia che l’istruzione di poco meno di cinque milioni di bambini è a rischio, mentre l’accesso all’acqua potabile e a minime condizioni sanitarie non è garantito per 16 milioni di yemeniti. Quello che era già il Paese più povero della Penisola arabica prima dell’escalation di tre anni fa, ora è un Paese rassegnato, in cui la guerra sembra ormai diventata parte di una “nuova normalità”, testimoniata dal fatto che il conflitto sia dato per scontato. Per Laura Silvia Battaglia, giornalista che ha vissuto per anni in Yemen, «essere intrappolati in un Paese da cui non si può uscire, da cui si cerca di uscire ma non si può, significa essere in una condizione per cui la popolazione civile che non prende parte ad attività di nessuna delle due fazioni si trova alternativamente ad avere una volta una bomba in testa dei sauditi, un’altra volta un mortaio degli Houthi. Francamente l’unica cosa da fare è sperare che tutto questo finisca». Tuttavia, oggi la speranza che ci si avvicini alla fine sembra non esserci. Nel Paese la “nuova normalità di guerra” porta con sé un forte sentimento di abbandono, una sensazione che ha come ulteriore conseguenza un sempre più profondo distacco tra la popolazione civile e le forze che combattono sul territorio. «Le milizie – spiega Battaglia – perdono consenso, perché l’instabilità prolungata di questa che ormai è una guerra di logoramento crea ulteriore sconforto soprattutto nelle giovani generazioni».

Proprio mentre le organizzazioni umanitarie internazionali segnalavano l’ingresso nel quarto anno di guerra in Yemen, sul terreno lo scontro tra le forze in conflitto procedeva come al solito, pur ottenendo una eco superiore proprio per la concomitanza con l’anniversario e anche in virtù di uno spostamento geografico che ha fatto sì che le emittenti più vicine all’Arabia Saudita, che controllano interamente la comunicazione nell’area, come al-Arabiya, ne parlassero.

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