Carceri, ancora niente riforma
Radio Beckwith evangelica

Ancora ferma a pochi passi dal traguardo la riforma dell’ordinamento penitenziario. Nonostante le richieste del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, la Commissione speciale della Camera non è tornata sui suoi passi e non ha inserito in calendario l’esame finale sul primo dei quattro decreti che compongono la riforma.

Il parere della commissione non è vincolante per il governo, che può comunque decidere di procedere all’approvazione definitiva, ma il testo del decreto deve essere necessariamente inviato alle commissioni. Tuttavia il testo, approvato lo scorso 16 marzo in Consiglio dei Ministri, non è mai arrivato al Parlamento perché si attendeva la formazione delle commissioni.

«La mancata attuazione della riforma – ha affermato il ministro della Giustizia in una lettera inviata al Parlamento – rischierebbe di pregiudicare gli importanti passi compiuti, che hanno determinato la chiusura del monitoraggio al quale il nostro Paese era stato sottoposto a seguito della condanna della Corte Europea dei Diritti dell’uomo del gennaio 2013».

L’urgenza della riforma è determinata dalla situazione carceraria del nostro Paese, ancora preoccupante. Durante i primi tre mesi del 2018 si sono registrati undici suicidi, mentre il numero dei detenuti continua a crescere: oggi sono oltre 58.000 le persone recluse, ben oltre i 50.000 posti disponibili. A questo va aggiunto che più di un detenuto su tre è ancora in attesa di giudizio.

Nei giorni scorsi sono stati numerosi gli appelli, a partire da quello del presidente della Camera, Roberto Fico, che si è rivolto ai gruppi parlamentari sulla base delle indicazioni del Garante dei detenuti, Mauro Palma, fino all’intervento del Consiglio superiore della Magistratura, che ha chiesto al Parlamento di permettere alle Commissioni speciali di occuparsi della riforma dell’ordinamento penitenziario: il Csm ha chiesto esplicitamente di approvare il primo decreto attuativo licenziato in seconda lettura dal governo. Per contro, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha risposto a Fico affermando che «quella non è una materia da Commissione speciale».

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