Armenia, comincia la transizione?
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Dopo dieci giorni di manifestazioni pacifiche e dieci anni di potere, lunedì 23 aprile sono arrivate le dimissioni del primo ministro armeno Serzh Sargsyan, accusato di aver trasformato il Paese in uno Stato autoritario. Il premier, che era stato presidente negli ultimi dieci anni, aveva promosso un referendum per trasformare il Paese da repubblica presidenziale a parlamentare e si era fatto nominare primo ministro, in modo da aggirare il limite di due mandati presidenziali e mantenere intatta la propria posizione al vertice dell’Armenia. Domenica 22 il primo ministro aveva inoltre fatto arrestare tre importanti leader dell’opposizione, tra cui il capo delle proteste Nikol Pashinyan, liberato poi il giorno dopo, con l’accusa di aver commesso “atti socialmente pericolosi”.

Le proteste sono state pacifiche e organizzate prevalentemente dal basso e rappresentano un fenomeno raro di manifestazioni di massa di successo nelle repubbliche dello spazio post-sovietico, al punto che le dimissioni di Sargsyan sono state accolte con entusiasmo non solo tra le strade di Erevan, ma anche dalle comunità armene in diaspora in tutto il mondo. Ora, però, secondo i manifestanti è necessario che si vada verso elezioni realmente democratiche, che portino a una trasformazione della politica armena, percepita come corrotta e controllata da poche persone, realmente al potere da decenni. Il vicepremier Karen Karapetyan, che ha assunto l’incarico di primo ministro ad interim, ha dichiarato che è pronto a dichiarare lo stato di emergenza, se necessario, ma ora è sotto pressione per mantenere la promessa di elezioni anticipate. In una nota, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha invitato «tutti gli attori a continuare ad esercitare moderazione e dare priorità al dialogo».

Simone Zoppellaro, giornalista esperto di Armenia, autore del libro Armenia oggi, Drammi e sfide di una nazione vivente, racconta che «queste proteste sono state decisive e senza precedenti».

In che senso?

«L’Armenia è stata segnata negli ultimi anni a cadenza annuale da una serie di proteste importanti di cui si è anche parlato a volte in Europa, ma nulla di simile si era mai visto da un punto di vista numerico: le stime dell’opposizioni parlano di manifestazioni da 100.000 persone in un Paese da tre milioni di abitanti».

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