Nulla cambia per i dannati della terra
Radio Beckwith evangelica

Si intitola I dannati della terra ed è il rapporto 2018 sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri nella Piana di Gioia Tauro curato da Medici per i diritti umani in collaborazione con il circolo Arci Iqbal Masih di Venosa, la Flai-Cgil di Gioia Tauro, il Comune di Rosarno, l’associazione Terra!Onlus, Zalab e Amisnet/Echis.

Sono sempre di più le persone migranti giunte recentemente in Italia, soprattutto titolari di protezione internazionale o umanitaria, che non hanno accesso a politiche di accoglienza e integrazione adeguate e che finiscono per lavorare nelle campagne del centro e sud Italia in condizioni di sfruttamento e spesso nelle mani della criminalità organizzata, vivendo una condizione di emarginazione crescente.

Nell’introduzione del rapporto si possono leggere le parole dello psichiatra francese Frantz Fanon, autore nel 1961 di un libro che porta lo stesso titolo, I dannati della terra, un’opera centrale per riflettere sulla condizione di chi paga il prezzo della globalizzazione. «Per il popolo colonizzato il valore primordiale, perché il più concreto, è innanzitutto la terra: la terra che deve assicurare il pane e, sopra ogni cosa, la dignità».

Per il quinto anno consecutivo la clinica mobile di Medu, Medici per i diritti umani, ha lavorato tra il dicembre del 2017 e l’aprile del 2018 nella Piana di Gioia Tauro per fornire assistenza socio-sanitaria agli oltre 3.500 lavoratori migranti presenti anche quest’anno nella zona durante la stagione della raccolta degli agrumi e distribuiti nei numerosi insediamenti informali dell’area.

Si tratta di luoghi che sulle mappe non esistono, ma che visti dall’interno raccontano molto. Raccontano per esempio di arance, clementine, kiwi, ma anche pomodori e altri prodotti della terra, raccolti in condizioni di sfruttamento, spesso senza tutele, oppure di persone vittime di una condizione insostenibile. Inoltre quest’anno va ricordato l’incendio della baraccopoli di San Ferdinando, appena fuori Rosarno, nel quale è morta Becky Moses, una donna nigeriana di 26 anni. «Il rapporto di quest’anno – racconta Alberto Barbieri, coordinatore generale di Medu – purtroppo non registra cambiamenti significativi rispetto alla situazione devastante che avevamo incontrato negli anni precedenti. Abbiamo definito quello della piana di Gioia Tauro, di Rosarno, uno scandalo italiano, perché a otto anni dalla cosiddetta “rivolta di Rosarno” che balzò sui media nazionali e anche internazionali poco è cambiato e forse alcune cose sono addirittura peggiorate». In questi luoghi, Medici per i diritti umani ha fornito assistenza sanitaria e medica, insieme all’orientamento sociosanitario, a oltre duemila persone.

Il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori migranti non è affatto in recessione: questo ci dice che il fenomeno, che esiste da molti anni, è qui per restare?

«C’è stata una legge contro il caporalato e ci sono stati anche sul territorio, in Calabria, dei protocolli firmati dalle istituzioni, dal ministero dell’Interno, dalla prefettura di Reggio Calabria, dalla regione, dai comuni, per cercare di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori migranti. Questi protocolli però sono rimasti sulla carta: la realtà dei fatti va oltre il detto gattopardesco secondo cui “tutto cambia perché niente cambi”, perché sembra che nella piana di Gioia Tauro e in Calabria niente cambi e niente cambierà».

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Foto: La vecchia tendopoli di San Ferdinando dopo l'incendio, autore Rocco Rorandelli