Trincee nella foresta
Radio Beckwith evangelica

All’inizio di maggio Yanghee Lee, l’inviata speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Myanmar, l’ex Birmania, ha lanciato l’allarme per una nuova escalation di violenze in corso nel nord del Paese. In questa zona si fronteggiano da decenni l’esercito regolare birmano e il Kachin Independence Army (Kia), l’esercito indipendentista della popolazione Kachin. Ma di che popolazione si tratta? Stiamo parlando di una minoranza etnica di religione cristiana, soprattutto di fede battista, che al suo interno conta anche una componente cattolica.

Secondo il rapporto presentato dalle Nazioni Unite, molti civili sono stati uccisi e migliaia di persone hanno dovuto lasciare le proprie case a causa dei bombardamenti compiuti dalle forze governative. «Ciò che stiamo vedendo nelle ultime settimane nello Stato Kachin – ha dichiarato Yanghee Lee – è totalmente inaccettabile e dev’essere fermato immediatamente. I civili non devono mai essere soggetti a violenza durante un conflitto. Tutte le fazioni devono assumere le misure necessarie per assicurare loro sicurezza e protezione».

Già a marzo, a Ginevra, Lee aveva fatto presente allo Human Rights Council che mentre l’attenzione di tutto il mondo era focalizzata sullo stato Rakhine e sugli abusi contro la minoranza musulmana dei Rohingya, la violenza stava crescendo in altre aree del Paese. Nelle ultime settimane, sono circa 5.000 i civili che hanno dovuto lasciare i villaggi lungo il confine con la Cina, aggiungendosi agli oltre 300.000 sfollati interni causati da questa guerra.

Chi sono le parti in causa

Il conflitto tra il Kia e lo stato centrale birmano dura praticamente dalla fine dell’occupazione britannica nel 1947 e la minoranza etnica non partecipa ai colloqui di pace che vedono invece coinvolte altre minoranze. Il fatto è che le istanze politiche delle due parti in causa sono quasi inconciliabili: i Kachin, infatti, vorrebbero una forte autonomia basata su un modello federale o confederale, mentre i governi che si sono succeduti nei 70 anni di storia della Birmania post-coloniale hanno sempre posto come precondizione di qualunque discussione il disarmo del Kia.

Anche per l’attuale governo del Myanmar, il primo civile dopo la lunga fase delle giunte militari, l’idea è che il Kia diventi una specie di corpo di guardia di frontiera sotto il controllo del Tatmadaw, l’esercito regolare birmano. Per contro, i Kachin rifiutano totalmente questa soluzione. «Molto semplicemente – racconta il giornalista Gabriele Battaglia, corrispondente da Pechino per la Radiotelevisione svizzera italiana e collaboratore di Radio Beckwith Evangelica – non si sentono birmani. Sono stato lì nel 2014 e ricordo che in tutte le interviste si parlava di un “noi” e di un “loro”, anche perché lo Stato birmano è un’invenzione relativamente recente».

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Foto: cadetti del Kachin Independence Army (Kia)