Migrazioni, la prima sfida per il nuovo governo
Radio Beckwith evangelica

I primi giorni di attività del nuovo governo, guidato da Giuseppe Conte e sostenuto da una maggioranza composta da Movimento 5 Stelle e Lega, sono stati caratterizzati dalle molte dichiarazioni del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Nei suoi primi interventi a proposito di migrazioni, il segretario federale della Lega ha mantenuto il lessico e l’approccio che aveva caratterizzato la campagna elettorale: sabato 2 giugno, durante un comizio a Treviso, ha annunciato che per i migranti «è finita la pacchia» e ha promesso di rimpatriare 500.000 irregolari, quindi ha assicurato che taglierà i costi dell’accoglienza e ha definito le Organizzazioni non governative che presidiano il Mediterraneo «vicescafisti», ovvero collaboratori dei trafficanti di esseri umani. Il giorno dopo, recandosi a Pozzallo per un evento elettorale, Salvini ha poi promesso che la Sicilia non sarà più «il campo profughi d’Europa»; infine ha annunciato che l’Italia si opporrà alla riforma del Regolamento di Dublino, in discussione in queste settimane in Consiglio europeo.

Tra i temi su cui si sta discutendo a proposito di migrazioni, la questione relativa al Regolamento di Dublino è sicuramente la più delicata. Oggi i ministri degli Interni dei Paesi dell’Unione europea si riuniscono per discutere proprio di questa riforma, già approvata nel novembre del 2017 dal Parlamento europeo e sostenuta dai parlamentari italiani perché introduce un principio di solidarietà tra i diversi paesi europei. Salvini, che non parteciperà alla riunione, ha già preannunciato che l’Italia voterà contro la riforma. «Non può più essere – ha dichiarato Salvini – solo un problema italiano quello degli sbarchi e dell’accoglienza di centinaia di migliaia di non profughi». Secondo Elly Schlein, l’europarlamentare di Possibile (gruppo dei Socialisti e Democratici) che è stata relatrice della riforma del Regolamento di Dublino, «Salvini fa molta confusione. Se avesse qualche reale competenza sul tema dell’immigrazione saprebbe che l’Italia è il paese più interessato alla riforma del Regolamento di Dublino, che nella formulazione attuale lascia, invece, le maggiori responsabilità agli stati di frontiera come il nostro».

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