Un porto sicuro troppo lontano
Radio Beckwith evangelica

Mentre le acque del Mediterraneo registrano un altro capitolo nero, con il recupero di 6 corpi da parte della Guardia costiera libica a est di Tripoli, si è conclusa verso le 12 di mercoledì 4 luglio l’operazione di salvataggio di 60 persone operato nei giorni scorsi dall’ong Proactiva Open Arms.

Questa mattina, poco prima di mezzogiorno, le due imbarcazioni dell’organizzazione catalana, la Open Arms e la Astral, sono arrivate al porto di Barcellona, dove la Croce Rossa spagnola, il comune di Barcellona e le autorità catalane hanno allestito un dispositivo di accoglienza simile a quello dell’arrivo della nave Aquarius a Valencia due settimane fa. I 60 migranti tratti in salvo al largo delle coste libiche il 30 giugno hanno quindi concluso il loro viaggio, segnato dal rifiuto delle autorità di Malta e Italia di accoglierli.

Come segnalato da Unhcr, l’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono almeno 400 le persone migranti morte nel Mediterraneo centrale negli ultimi 4 giorni mentre cercavano di raggiungere le coste europee, una strage che coincide con il sempre più forte processo di allontanamento dalle zone di salvataggio delle ong attive negli ultimi anni. Riccardo Gatti, direttore operativo di Proactiva Open Arms, raggiunto durante le operazioni di attracco, afferma che «è qualcosa di vergognoso allontanare operativi di salvataggio in tutti i modi, sia bloccandoli nei porti senza accuse formali sia cercando di non farli attraccare. Per venire a Barcellona abbiamo impiegato 4 giorni, mentre per arrivare in Italia ce ne vuole uno solo. Questo vuol dire che saremmo potuti tornare da almeno due giorni nella zona di salvataggio». La distanza dalla zona di ricerca e soccorso rappresenta un ostacolo altissimo alle operazioni di salvataggio, inoltre in contrasto con il diritto del mare, che prevede che le persone soccorse vengano sbarcate nel porto sicuro più vicino.

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