Stati Uniti contro Iran, la tensione torna a crescere
Radio Beckwith evangelica

Torna ad alzarsi la tensione tra Stati Uniti e Iran. In continuità con quanto accaduto negli ultimi mesi, anche l’ultimo fine settimana è stato segnato da dichiarazioni che, sia da Teheran sia da Washington, si caratterizzano per i toni apertamente bellicosi.

«Non giochi con la coda del leone, altrimenti se ne pentirà», aveva dichiarato domenica il presidente iraniano Hassan Rohani rivolgendosi al presidente statunitense Trump durante un incontro con gli ambasciatori iraniani. «Non può provocare il popolo iraniano a scapito della sicurezza e degli interessi del loro Paese. L’Iran è un padrone e non sarà il servitore o il tuttofare di nessuno». La risposta di Donald Trump, affidata a un tweetscritto interamente in maiuscolo, non ha sicuramente abbassato la temperatura. «Non minacciate mai più gli Stati Uniti – ha scritto Trump – o subirete conseguenze come pochi nella storia ne hanno sofferte. Non siamo un Paese che sopporterà le vostre stupide parole di violenza e morte. Fate attenzione».

«Quello che abbiamo di fronte – spiega Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata di ISPI, Istituto per gli studi di politica internazionale – è la conferma che l’uscita unilaterale dall’accordo sul nucleare iraniano era soltanto il primo di una serie di passi di una strategia più definita da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran, non una scelta isolata ». Da quando gli Stati Uniti hanno deciso di uscire dall’accordo sul nucleare sottoscritto con l’Iran nel 2015, l’economia iraniana è entrata in una grave crisi e la moneta nazionale ha subito una forte svalutazione. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha affermato che se Teheran accetterà le condizioni poste da Washington, tra cui la rinuncia al programma missilistico e all’ingerenza militare negli altri Paesi della regione, gli Stati Uniti sono pronti a riprendere piene relazioni diplomatiche ed economiche con l’Iran. «Gli Stati Uniti – prosegue Ardemagni – stanno portando avanti due strumenti paralleli: da un lato lo strumento della pressione economica, con un ritorno delle sanzioni e la minaccia di sanzioni secondarie per esempio nei confronti dei Paesi dell’Unione europea e nei confronti di chiunque altro prosegua a fare commercio con l’Iran, dall’altro invece una campagna mediatica molto forte nella quale rientrano anche le dichiarazioni e i tweet di Trump e del Segretario di Stato Pompeo, una campagna mediatica volta a colpire il regime e, in certi casi, a rivolgersi direttamente, come già accaduto in passato, al popolo iraniano, come a voler distinguere tra Stato e popolo».

A che cosa punta questa doppia strategia?

«Vorrebbe indebolire il sistema di potere iraniano aprendo le porte a qualche cosa che nessuno può conoscere e prevedere. Anche nell’ultimo comunicato dell’ultimo vertice Nato di qualche settimana fa si erano usate parole nette nei confronti dell’Iran: nel paragrafo che si occupava dell’Iran si condannavano le attività destabilizzatrici di Teheran in Medio oriente e soprattutto il sostegno agli attori armati nella regione».

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