Il mondo ha ancora fame
Radio Beckwith evangelica

Gli sforzi fatti finora per sconfiggere fame e malnutrizione a livello globale non sono sufficienti. È questa la fotografia che è possibile scattare nell’edizione 2018 della Giornata mondiale dell’Alimentazione, promossa dalla Fao, l’Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, il 16 ottobre di ogni anno.

In particolare, secondo la Fao il principale segnale negativo è l’aumento della fame nel mondo per il terzo anno consecutivo tanto in termini assoluti quanto in termini relativi. Il numero assoluto di persone che soffrono per la malnutrizione cronica, infatti, è cresciuto a circa 821 milioni nel 2017, rispetto ai circa 804 milioni del 2016, un livello pari a quello del 2010. Sono quasi 40 milioni in più dal 2014 le persone che non riescono ad avere regolare accesso al cibo.

La preoccupazione è condivisa anche dal World Food Programme, che nel suo rapporto Counting the Beans riflette su quanto le condizioni politiche, belliche e climatiche incidano sulla capacità delle persone e delle famiglie di procurarsi pasti nutrienti, spesso pagati molto più del loro valore e comunque molto più di quanto lo stesso prodotto viene pagato nel Nord del mondo.

Tuttavia, non bisogna negare che rispetto all’inizio del millennio ci siano stati progressi importanti, al punto che nei Paesi denominati “in via di sviluppo” il tasso di denutrizione, che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana, è scesa al 12,9% della popolazione, poco meno di un dimezzamento rispetto al 23,3% di un quarto di secolo fa.

Eppure, sono ancora molti i Paesi in cui la situazione è allarmante. Ad affermarlo, nell’edizione italiana dell’Indice globale della fame 2018 (GHI), è il Cesvi, una organizzazione non governativa italiana, attiva in 20 Paesi nel campo della promozione dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. «L’indice – spiega Daniela Bernacchi, amministratore delegato e direttore generale Cesvi –  prende in analisi 119 Paesi e nonostante questo trend di miglioramento, nonostante gli obiettivi di sviluppo sostenibile dettati dall’Agenda 2030, ci sono ben 56 Stati che non raggiungeranno l’obiettivo “fame zero”». Eppure la fame è il secondo dei 17 obiettivi dell’Agenda 2030, preceduto soltanto dalla lotta alla povertà, con cui è strettamente collegato.

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