Ieri come oggi, a caccia di nemici innocenti
Radio Beckwith evangelica

Con il Regio Decreto 1779, firmato il 15 novembre del 1938 dal re Vittorio Emanuele III, il regime fascista compiva un nuovo passo nella costruzione di uno Stato formalmente razzista, integrando in un testo unico le norme emanate nei mesi precedenti a proposito della “difesa della razza nella scuola italiana”. Proprio dalla scuola si era partiti, poco più di due mesi prima, per costruire un sistema capace di rendere istituzionale la discriminazione in base all’appartenenza etnica e religiosa, sulla scia delle leggi promosse dal nazismo in Germania.

A ottant’anni di distanza, il razzismo in Italia non esiste come forma istituzionale e il concetto di “razza” è ampiamente superato in tutta la letteratura scientifica e accademica, eppure riflettere sul passato è fondamentale per evitare che quelli che oggi sono discorsi di odio possano tradursi in politiche apertamente discriminatorie, un processo che in Europa appare già in atto, soprattutto guardando Paesi come la Polonia e l’Ungheria, e che non sembra destinato ad arretrare senza uno sforzo civile.

La senatrice a vita Liliana Segre, prima firmataria di una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, ha ammonito sulla necessità di contrastare il linguaggio violento e la fascistizzazione del senso comune che potrebbe creare l’indifferenza che ottant’anni fa, con il varo delle leggi razziali, «coprì di vergogna l’Italia fascista».

I discorsi d’odio, infatti, sanno adattarsi ai tempi, cambiare forma e canale, mantenendo però un solido nucleo, quello del nemico, la vittima fondamentale di qualunque regime, in atto ma anche in potenza. Proprio Il nemico innocente è il titolo scelto per il convegno dedicato all’incitamento all’odio nell’Europa contemporanea di lunedì 12 novembre, presso il Memoriale della Shoah di Milano, un’iniziativa promossa dalla Presidenza italiana 2018 dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) nell’ambito delle attività del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, in collaborazione con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – Cdec,  l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Milena Santerini, docente presso l’Università Cattolica di Milano, vicepresidente del Memoriale della Shoah e organizzatrice del convegno insieme a Gadi Luzzatto (Direttore Cdec), racconta che

«il convegno nasce proprio da questo, da una specie di task force che è l’alleanza internazionale per la memoria dell’olocausto, della Shoah».

I discorsi di incitamento all’odio sono oggetto di studio delle scienze sociali almeno dall’inizio del Novecento, ma la questione è sempre sospesa tra il capire il passato e tra il provare a interpretare l’oggi. È questo il punto di partenza dell’iniziativa?

«Abbiamo voluto interpretare questo discorso non soltanto in chiave storica ma appunto come una riflessione sul presente. Sappiamo che alle origini di quella che fu l’immane catastrofe della Shoah non c’è stato un particolare sadismo di alcuni oppure il fato, ma una propaganda molto determinata, che ha messo in moto dei processi: prima l’esclusione, la distanza sociale, la discriminazione e infine la deportazione e il genocidio».

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