Spazi vuoti a Roma
Radio Beckwith evangelica

Nella mattinata di martedì 13 novembre a Roma è stato sgomberato il presidio umanitario allestito in piazzale Maslax, non lontano dalla stazione Tiburtina, dall’associazione Baobab Experience.

L’intervento della polizia, che ha circondato il presidio, ha allontanato dall’area circa 150 persone, tutti migranti e richiedenti asilo, esclusi dall’accoglienza istituzionale.

Baobab Experience è un’associazione formata da volontari che lavora per l’accoglienza di persone migranti dal 2015, prima nel centro Baobab di via Cupa a Roma e poi, dopo lo sgombero del 2016, in altre aree della città, tra cui piazzale Maslax. Oltre 70.000 persone sono passate dai progetti di assistenza di Baobab Experience, ricevendo cure mediche, cibo, una sistemazione per la notte e assistenza legale.

Delle circa 150 persone presenti nel presidio, 120 sono state portate al centro immigrazione della questura di Roma, mentre le restanti sono state allontanate, in quanto richiedenti asilo o persone con regolari documenti di riconoscimento. Per il coordinatore di Baobab Experience Andrea Costa, «un centinaio di persone rimarrà per strada. È il ventiduesimo sgombero di questo campo, ma temo che questa volta sia la chiusura definitiva».

Vincenzo Pira, sociologo e antropologo, vicepresidente della cooperativa Armadilla, che dal 1996, oltre ai progetti in Medio oriente, Africa e America centrale lavora nel XIX Municipio di Roma con il Centro Interculturale Armadillo, altra realtà a rischio di chiusura, spiega che la questione non si chiude così, perché le persone sgomberate «alla spicciolata già ieri sera ritornavano perché non avevano altro posto in cui andare e questo è il sintomo veramente di una gestione basata solo nell’immediato nell’emergenza e quindi una mancanza di programmazione, una mancanza di visione strategica per risolvere il problema».

Come si spiegano atti come questo, ovvero sgomberi in assenza di percorsi alternativi?

«Si paga la mancanza di visione strategica. Ci si basa sulla denuncia di problemi di sicurezza che non esistono per affronare una situazione che invece dovrebbe essere basata sulla logica e sulla razionalità dei numeri. I numeri ci dicono che nel 2017 sono stati 119.000 le persone sbarcate nelle coste italiane, con una diminuzione di oltre il 30% rispetto all’anno precedente, un trend che si è rafforzato per tutto il 2018, in quanto sono arrivate in Italia, a ieri, 22.518 persone, che sono il 92,34% in meno rispetto al 2016. Non si può e non si deve parlare di emergenza, ma di incapacità di programmazione. Fa comodo però organizzare tutto il sistema in questo senso, perché permette di avere poi una capitalizzazione a livello di denuncia e di consenso su un problema che non esiste».

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