Riparte da Ginevra il dialogo per la Siria
Radio Beckwith evangelica

Si apre oggi a Ginevra una riunione dei ministri degli Esteri di Iran, Russia e Turchia insieme all’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan De Mistura. Lo scopo è quello di individuare un percorso credibile per una soluzione politica della guerra civile siriana, cominciata nel 2011 e ancora in corso, anche se in zone sempre più ridotte del Paese. In particolare, in questo incontro si intendono porre le basi per l’istituzione di un comitato che avrà il compito di redigere una bozza della nuova Costituzione del Paese, così come previsto sin dal 2015 dalla Risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La partita in questo momento, al tavolo negoziale, si gioca sui nomi delle 150 persone che comporranno il comitato: una lista di 50 componenti è stata presentata dal governo siriano, una di pari ampiezza dalle opposizioni che hanno partecipato al percorso di pacificazione e una terza, comprendente figure “indipendenti” e altre provenienti dalla società civile, dalle Nazioni Unite. Su quest’ultima, finora non si è mai arrivati a un accordo. Nella riunione di oggi, invece, i ministri degli Esteri di Iran, Russia e Turchia presenteranno una proposta congiunta sui rimanenti 50 membri che potrebbe ottenere il via libera da parte della comunità internazionale.

De Mistura, che lascerà l’incarico a fine anno e sarà sostituito dal diplomatico norvegese Geir Pedersen, quarto inviato Onu per la Siria dall’inizio della guerra nel 2011, ripete da anni che per funzionare il processo di pace ha bisogno di essere «credibile, bilanciato e inclusivo». Oggi quei termini vengono indicati come centrali anche nella creazione del comitato costituente: proprio per questo individuarne i membri è fondamentale per rivitalizzare il processo di pace, che oggi appare fermo.

La Turchia, attraverso il suo ministro degli Esteri, Mevlüt Çavusoglu, aveva annunciato domenica la propria disponibilità a lavorare con il presidente siriano Bashar al-Assad qualora avesse vinto delle elezioni democratiche. Certo, ci sarebbe da ridire sul concetto di “elezioni democratiche” espresso dalla Turchia, ma si tratta di un’apertura importante da parte del principale sostenitore del Fronte di Liberazione Nazionale, un’organizzazione ribelle che include anche ciò che resta dell’Esercito Libero Siriano, protagonista della prima fase dell’insurrezione e poi della guerra civile.

Il Fronte di Liberazione Nazionale controlla Idlib, l’ultima roccaforte ribelle nel nord ovest della Siria, intorno a cui a ottobre è stata costruita una “zona cuscinetto” frutto dell’accordo tra Russia e Turchia. La creazione di questa striscia, da cui sono state rimosse le armi pesanti e che si estende dalla zona a nord di Latakia fino a sfiorare la periferia occidentale di Aleppo, ha permesso finora di evitare un attacco su larga scala da parte del governo siriano e della Russia contro la città.

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