«Felici per lo sblocco ma resta molto da fare»
Radio Beckwith evangelica

Dopo una notte di discussioni all’interno del Governo italiano, 10 persone fra le 49 presenti sulle due navi Sea Watch e Sea Eye lasciate vagare per oltre due settimane nel Mediterraneo, verranno dunque accolte nel nostro Paese, a seguito della disponibilità offerta dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e dalla Chiesa valdese.

Come siamo arrivati a questo risultato? Federica Brizi del Programma rifugiati e migranti Mediterranean Hope della Fcei, racconta ai microfoni di Radio Beckwith Evangelica che allo sblocco della situazione si è giunti «in virtù del lavoro fatto finora, della collaborazione sempre mostrata al nostro governo, e anche in virtù dunque dei programmi portati avanti in questi anni, come quello dei corridoi umanitari. Giorni fa Diaconia valdese e Federazione delle chiese evangeliche hanno ritenuto opportuno e importante far presente la volontà di farsi carico dell’accoglienza dei migranti e siamo lieti che la proposta sia stata accolta».

Il vice-premier Matteo Salvini ha voluto render immediatamente noto che tale operazione non graverà per nulla sulle casse pubbliche: «Significa che ovviamente l’accoglienza sarà totalmente a carico di Diaconia e Fcei attraverso i fondi dell’8 per mille dell’Unione delle chiese metodiste e valdesi e di donatori della Federazione delle chiese evangeliche– prosegue Brizi-  e che quindi non ci sarà alcun contributo da parte dello Stato, come del resto già avviene con i Corridoi umanitari».

Per queste dieci persone ora inizia un percorso nuovo in Italia, sotto la tutela della Fcei e della Diaconia: «Il primo intervento da compiere – evidenzia Brizi- è far sentire queste persone in un luogo sicuro, dare loro il tempo per poter maturare questo cambiamento, render loro chiaro che avranno persone che saranno con loro nel percorso legale e di integrazione».

Rimane l’amaro in bocca per una gestione disastrosa e strumentale della situazione, con un salvataggio in extremis grazie ad una serie di nazioni che con ingiustificabile ritardo si sono infine decise a far la propria parte, accettando la redistribuzione delle persone migranti, rendendo straordinaria un’accoglienza ordinaria.

La logica della divisione dell’accoglienza delle persone fra tutti i Paesi europei appare la migliore situazione possibile, ma troppi sono i no da incassare. «Ci sono già programmi di redistribuzione europei, ma non messi in pratica concretamente quasi mai – conclude Brizi-. Bisognerebbe agire lì; le normative ci sono. Al contempo bisogna saper far fronte anche a situazioni contingenti di flussi migratori che non possono esser pianificate all’origine».

Continua a leggere su Riforma.it