Nuova vita agli ecomusei piemontesi
Radio Beckwith evangelica

Quando si pensa a un museo si è portati a immaginare un luogo delimitato e chiuso che conserva reperti destinati a testimoniare un particolare aspetto della realtà più o meno circoscritto. Da questo punto di vista, l’ecomuseo si discosta notevolmente dalla concezione tradizionale che si ha di questa istituzione, fatto salvo il ruolo fondamentale di divulgazione di un sapere. Gli ecomusei, che cominciarono a realizzarsi ben prima che fosse coniata questa definizione, furono pensati come strumenti per tutelare le tracce di società rurali in una fase storica in cui la rapida urbanizzazione metteva a repentaglio la conservazione di un patrimonio culturale e comunitario frutto di secoli di storia.

Un’idea che partì dalla Francia e che in breve valicò le Alpi per essere accolta anche in Italia, dove fu il Piemonte, nel 1995, la prima regione a dotarsi di una legge in grado di raccogliere una sfida così stimolante. Oggi, a oltre vent’anni di distanza, la Regione Piemonte ha approvato una nuova legge che regola, riconosce e mette a sistema le numerose realtà ecomuseali dei suoi territori, che rappresentano il 27% dell’intero patrimonio nazionale «Rispetto alla legge del 1995 – spiega Valentina Caputo, consiliera regionale e prima firmataria della legge – che istituiva gli ecomusei, il concetto cardine della nostra legge è il riconoscimento di queste realtà, che parte dal presupposto di un percorso intrapreso da almeno tre anni che dev’essere in linea con un regolamento (assente nella legge precedente) varato per stabilire criteri e requisiti minimi per il riconoscimento degli ecomusei».

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Foto via Riforma