Pena di morte, un 2018 con meno esecuzioni
Radio Beckwith evangelica

Il 2018 è stato l’anno con il numero più basso di esecuzioni capitali negli ultimi dieci anni, con una diminuzione globale di quasi un terzo rispetto all’anno precedente. A dirlo è il nuovo rapporto su condanne a morte ed esecuzioni nel 2018, curato e pubblicato da Amnesty International.

Un po’ di numeri, prima di tutto: sono state almeno 690 le esecuzioni registrate globalmente, con una netta diminuzione rispetto al 2017, quando furono almeno 993. Ma perché si specifica sempre “almeno”? La scelta di Amnesty International è quella di raccogliere informazioni da più fonti, dai dati ufficiali alle notizie provenienti dagli stessi condannati a morte, dai loro familiari e rappresentanti legali, fino ai rapporti di altre organizzazioni della società civile e resoconti dei mezzi di comunicazione, ma riportando nei documenti pubblici solo i dati di cui c’è conferma. Siccome molti paesi non rendono pubbliche le informazioni sul ricorso alla pena capitale, i dati sono valori minimi, mentre quelli reali sono probabilmente più alti. Fatta questa premessa, va sottolineato che il numero delle esecuzioni documentate è calato del 30% e che questa diminuzione è particolarmente marcata nei Paesi che ricorrevano in modo più frequente alla pena di morte.

I progressi maggiori, racconta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, si sono registrati «proprio nei Paesi più resistenti alla tendenza abolizionista». Tra questi spicca l’Iran, che nel 2017 era stato responsabile di almeno 507 esecuzioni, ma che nel 2018 ha ridotto l’uso della pena capitale ad almeno 253 casi. Qui, spiega Noury, «le modifiche alla legge sulla detenzione, sullo spaccio di droga, hanno comportato una riduzione della metà delle esecuzioni». Allo stesso modo, l’Iraq e il Pakistan hanno ridotto fortemente le esecuzioni rispetto al 2017: da almeno 125 ad almeno 52 in Iraq e da almeno 60 ad almeno 14 in Pakistan. «Questo è un segnale importante, perché vuol dire che persino i più fanatici sostenitori della pena capitale si rendono conto che alla fine non serve minimamente allo scopo che si sono prefissi».

Continua a leggere su Riforma.it