Yemen, cronache di una pace lontana
Radio Beckwith evangelica

Mentre in Italia sembra aver finalmente raggiunto un nuovo livello il dibattito su produzione, vendita e invio di materiale bellico nella Penisola arabica, materiale usato contro i civili nella guerra in Yemen, nel Paese si continua a vivere in uno stato di guerra permanente. Un altro anno è passato, un altro Eid al-Fitr è trascorso e sono davvero pochi i segni di progresso verso una soluzione politica.

Il mese di maggio sembrava tuttavia aver portato qualche segnale di speranza, espresso dall’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, lo scorso 13 maggio di fronte al Consiglio di Sicurezza Onu a New York. «Sono lieto di riferire al Consiglio sui progressi nell’attuazione dell’accordo relativo a Hodeidah», aveva dichiarato. Il riferimento è all’accordo di Stoccolma, firmato lo scorso 13 dicembre nella capitale svedese da parte di tutti i belligeranti. Per arrivare a quel punto, Griffiths si era recato personalmente a Sana’a, viaggiando insieme ai delegati dei ribelli Houthi per rassicurarli ed evitare un nuovo fallimento dopo quello del mancato appuntamento di Ginevra di pochi mesi prima. All’epoca, ormai oltre sei mesi fa, il nodo decisivo era il porto di Hodeidah, in mano ai ribelli e attraverso il quale passa gran parte degli aiuti umanitari e dei rifornimenti destinati ai milioni di yemeniti in costante condizione di bisogno. Senza l’accordo, i tempi sembravano maturi per un nuovo assedio da parte delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, che avrebbero conquistato o distrutto la città imponendo a milioni di civili le conseguenze della loro azione.

Fino allo scorso 11 maggio, nessun progresso era stato compiuto in quella direzione. Il ritiro degli Houthi, cominciato quel giorno, non è però una condizione sufficiente per immaginare la transizione politica. «Ci sono anche segnali allarmanti della guerra, e la guerra ha l’abitudine di battere la pace», aveva infatti aggiunto Griffiths subito dopo aver riferito a proposito dei progressi. I “segnali allarmanti” sono soprattutto relativi al crescente uso di droni militari da parte di tutte le forze in conflitto, e in particolare da parte degli Houthi, che il mese scorso hanno colpito due stazioni di pompaggio sull’oleodotto est-ovest che trasporta greggio dai giacimenti petroliferi sauditi al Mar Rosso, attacchi che hanno causato la morte di numerosi civili, compresi minori.

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