Nucleare iraniano, un messaggio per l’Europa
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Dopo settimane di avvertimenti, negli ultimi giorni il governo iraniano ha annunciato di aver alzato l’arricchimento dell’uranio nelle proprie centrifughe oltre la quota del 4,5%, lievemente superiore alla soglia del 3,67% prevista dal Jcpoa, il piano d’azione congiunto sottoscritto nel luglio del 2015 dall’Iran e dal cosiddetto 5+1, ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) più la Germania e l’Unione europea.

A dare l’annuncio è stato il portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Behrouz Kamalvandi, secondo cui «questo livello di purezza soddisfa completamente i requisiti di autonomia del Paese nel settore energetico», sottolineando allo stesso tempo quanto le intenzioni di Teheran siano completamente nell’ambito dell’uso civile dell’energia atomica. Ma quali sono le conseguenze di questo gesto? Secondo Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies e esperto di Iran, questo messaggio è rivolto soprattutto all’Unione europea, che a differenza degli Stati Uniti non ha mai dichiarato di voler abbandonare l’accordo. «L’Iran – spiega Pedde – sta mandando un disperato messaggio di aiuto agli europei». L’economia iraniana sta pagando in modo molto duro il ritorno delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi e l’Unione europea non ha finora contrastato il progressivo disfacimento del Jcpoa con decisione sufficiente. «Teheran – prosegue Nicola Pedde – si trova in una condizione di grande pericolo sul piano della stabilità economica e chiede all’Europa dei segnali tangibili che non ci sono stati nel corso degli ultimi 14 mesi e di cui l’Iran invece oggi ha disperatamente bisogno in tempi brevi, soprattutto sul fronte dell’acquisto del greggio».

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