Una svolta verde all’orizzonte?
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La Bei, la Banca europea per gli investimenti, ha deciso di lanciare un messaggio chiaro: dal 2020 addio ai finanziamenti verso progetti che riguardano i combustibili fossili. La nuova strategia dell’istituzione finanziaria pubblica dell’Unione europea, contenuta in una bozzapresentata venerdì 26 luglio, guarda completamente alle energie da fonti rinnovabili e sulle nuove tecnologie in grado di accelerare la decarbonizzazione.

L’obiettivo, si legge nel documento, è quindi quello di mettere al bando entro la fine del prossimo anno i finanziamenti oggi destinati alla «produzione di petrolio e gas, a infrastrutture principalmente dedicate al gas naturale, alla produzione di energia o calore basato su combustibili fossili».

Pur riconoscendo che i combustibili tradizionali continueranno ad avere un ruolo nei prossimi anni e che passare dal carbone al gas naturale può comunque contribuire a ridurre le emissioni inquinanti, la Banca europea per gli investimenti ha quindi annunciato la volontà di dedicare tutte le sue capacità finanziarie alle iniziative necessarie per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile nel campo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Si tratta di una svolta netta nell’azione di un’istituzione che nel solo 2018 aveva investito più di 2,4 miliardi di euro nel settore, buona parte di questi per finanziare il gasdotto Tap, Trans-Adriatic Pipeline, tra Albania e Italia (1,5 miliardi), pari a circa il 5% dei suoi investimenti generali.

Quella espressa nella strategia «è una dicitura abbastanza completa – spiega Elena Gerebizza, tra i fondatori dell’associazione Re:common, che conduce inchieste e campagne contro la corruzione, lo sfruttamento e la distruzione di territori in Italia in Europa e nel mondo – che sembra segnare una direzione chiara per la banca. È una decisione anche di una certa portata perché è la prima banca multilaterale, quindi la prima banca pubblica multilaterale a prendere una decisione di questo tipo».

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