Il 25 novembre e le donne della famiglia Gibson
Radio Beckwith evangelica

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dichiarato che «la violenza sulle donne non smette di essere un’emergenza pubblica». E in una realtà in cui, secondo le Nazioni Unite, una donna su tre nel mondo ha subito abusi, violenza fisica o sessuale a un certo punto della sua vita. In Italia, nel 2019, ogni giorno 88 donne sono rimaste vittime di questa violenza. Una ogni 15 minuti: un dato impressionante nella sua tragicità tangibile. Lunedì 25 novembre, nel mondo è stata la giornata contro la violenza sulle donne. Iniziative, incontri, dibattiti e appelli hanno riempito tutte le piattaforme possibili in un’azione di sensibilizzazione costante, che negli ultimi anni ha vissuto un drastico aumento della necessità quotidiana.

Venire a contatto con Dorothy Allison (Greenville, 1949) è un’esperienza che con la violenza ha a che fare tre volte, ognuna indimenticabile a modo suo.
Nata nella Carolina del Sud degli anni Cinquanta, la sua vita rimane subito segnata dalla nascita in una famiglia disfunzionale e il desiderio di liberarsene subito. Figlia di una ragazza madre, un’infanzia costantemente in fuga dagli abusi del patrigno e la ricerca di libertà nello studio, nella lettura. È questo che Allison sceglie accuratamente di narrare, per una certa idea di riscatto e di consapevolezza, dentro La bastarda della Carolina. Un capolavoro feroce e duro che racconta la storia di una famiglia disastrata, cucita a pezzi e vista dagli occhi di una ragazzina spezzata.
Un libro semi-autobiografico che le regala il successo, la nomina al National Book Award per la narrativa nel 1992 e una nuova voce per riconciliarsi col passato doloroso e le battaglie per la comunità LGBT a cui appartiene e la realtà femminista con cui lotta.

Così, pochi anni dopo, sorprendendo i suoi lettori e nuovamente l’intera opinione pubblica, esce a suo nome Due o tre cose che so di sicuro. Il suo memoir, l’albero genealogico di una famiglia spezzata e piena di dolore raccontato con lucidità, dettagli e fotografie autentiche e sconvolgenti per la loro normalità e per i sottotesti che nascondono.
Le donne della famiglia Gibson sono figlie, sorelle, cugine zie che vivono, crescono, procreano subendo violenze sotterranee e violacee come i lividi; che rimangono impressi sulla pelle e sui cuori grandi e spenti che le appartengono. E proprio accanto alle loro storie sbiadite ci sono anche quelle degli uomini che le hanno amate, rifiutate, violentate, messe incinta, abbandonate e poi riprese senza scendere a compromessi, senza scuse, senza sconti.
Un elenco infinito: racconti, ricordi familiari, dialoghi pieni lasciati a metà, considerazioni, dettagli, traumi e rivelazioni. Un incontro tra la narrazione e la vita vera, la storia vera di una Dorothy che nasce, muore e rinasce ancora in un diario segreto diventato pubblico pieno di domande feroci e sottintese. Una verità che brucia per quanto fa male, una condizione – quella di una certa donna americana degli anni Cinquanta – che ferisce per quanto assurda e carica di violenza subita e mai denunciata.

Due o tre cose che so di sicuro è il mantra che Allison ripete a sé stessa e a noi di continuo nella cadenza dei suoi ricordi e delle sue cicatrici chiuse ma che ancora pulsano. Le violenze della povertà infantile, le botte quotidiane dal patrigno, i bambini che diventano uomini feroci, quella volta in cui con un coltello in mano ha smesso di subire, i figli persi e nati dalle vite troppo giovani delle zie, delle cugine e delle amiche. Un mondo femminile condizionato, controllato e disegnato dagli uomini. Incapaci di controllare gli impulsi e desideri, di riconoscere l’amore se non con la violenza e il bisogno di aiuto se non trasformandolo in fuga.
Un libro che mette al mondo la rabbia, sul palco le ingiustizie e in circolo milioni di domande necessarie. Quelle che ci si dovrebbe porre tutto l’anno e che forse ci eviterebbero i numeri altissimi e significativi dei tempi che viviamo senza riuscire a fermare.

Due o tre cose che so di sicuro, Dorothy Allison, Minimum fax, 92 p., 12 euro 

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