Racconti dal #Sinodovaldese 2017Pagina 2 di 5

Tutto quel che abbiamo realizzato dal 20 al 25 agosto in occasione del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Foto copertina: P Romeo
24 Agosto 2017

Ci potranno essere delle Charlottesville anche nel Regno Unito?

Secondo Michael Jagessar, membro della United Reformed Church britannica, per il momento no, anche se non mancano i motivi di tensione e le azioni su cui lavorare

I recenti fatti di Charlottesville, in Virginia, hanno colpito per la loro violenza e per le polemiche che hanno portato con sé prima, durante e dopo, ma non devono sorprendere.

Le ragioni delle manifestazioni portate avanti dalla cosiddetta alt-right, la nuova estrema destra statunitense, sono profondamente statunitensi, ma non per questo possono essere trattate come un fenomeno locale privo di interesse. Le proteste, nate in seguito alla decisione di rimuovere una statua dedicata a Robert Lee, il generale che guidò l’esercito del Sud schiavista durante la Guerra civile americana, hanno visto molti partecipanti fare il saluto nazista e cantare slogan contro neri, stranieri ed ebrei.

Nel secondo giorno di cortei, poi, uno dei partecipanti alla manifestazione dell’estrema destra ha deciso di salire a bordo della sua auto e di lanciarsi contro un corteo antirazzista, uccidendo una donna e ferendo altre 19 persone. Nonostante la violenza del gesto e le modalità della protesta, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha fatto molta fatica nel condannare i fatti di Charlottesville, facendo timidi passi verso una condanna del suprematismo bianco e poi ritrattando tutto e affermando che anche le iniziative antirazziste erano state violente e provocatorie.

Si tratta di una reazione che, proprio come i fatti stessi, non deve stupire troppo, perché la destra radicale statunitense rimane un fenomeno minoritario e principalmente diffuso su Internet, ma dà l’impressione di essere in costante e rapida ascesa, soprattutto in termini di influenza sulla politica rappresentativa.

A differenza dello scenario statunitense, dove questo fenomeno è estremamente fluido e non esprime leader di portata nazionale, in Europa esistono partiti e movimenti nazionalisti più strutturati. Questo genere di violenze non si possono escludere a priori, ma secondo Michael Jagessar, segretario del Global and Intercultural Ministries della United Reformed Church del Regno Unito, «il contesto è troppo differente per pensare che nel breve periodo questi fatti si possano vedere anche qui».

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24 Agosto 2017

Ostello Villa Olanda: una carta in più per il turismo in Val Pellice

La struttura offre venti posti letto a gruppi di almeno sei persone

Inizia un nuovo capitolo nella lunga e variopinta storia di Villa Olanda: la struttura, costruita a fine Settecento dal rampollo di una nobile famiglia valdese di ritorno dall’Olanda, ha conosciuto nel tempo diverse gestioni e funzioni, da struttura alberghiera a ricovero per anziani e casa per esuli politici della Rivoluzione di Ottobre. In epoca moderna la Tavola Valdese, proprietaria della struttura, ha affidato la stessa a diversi enti, dalla Comunità Montana al comune di Luserna San Giovanni. Dopo il desolante abbandono degli anni Novanta, da qualche anno la gestione è affidata alla CSD (Commissione Sinodale per la Diaconia) e ospita una serie di uffici della Diaconia Valdese, oltre al Gal Escartons Valli Valdesi e Radio Beckwith Evangelica.

Da luglio, la vocazione alberghiera vive un nuovo inizio con l’apertura dell’Ostello Villa Olanda, che aggiunge un’importante tassello all’offerta ricettiva della Val Pellice, decisamente impoverita negli ultimi anni. «L’ostello – racconta Ilaria Peiretti, referente della Diaconia per questo progetto – nasce con l’intento di offrire ricettività a gruppi di ogni genere che, per le ragioni più diverse, si trovino a passare due o più giorni in Val Pellice o, più in generale, nel pinerolese. Sicuramente sarà utile per i numerosi volontari in partenza o in arrivo che la Diaconia gestisce su tutto il territorio nazionale e per i ragazzi che svolgeranno il servizio civile, ma puntiamo a rivolgerci anche al semplice turista».

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24 Agosto 2017

Fulvio Ferrario, decano della Facoltà Valdese di teologia, coordinatore della commissione ecumenica delle chiese valdesi e metodiste. “Il testo sull’ecumenismo che abbiamo presentato si sforza di rendere giustizia al clima nuovo che si è creato con il pontificato di Francesco, all’impegno della conferenza episcopale italiana in ambito ecumenico e anche sul piano delle relazioni orizzontali. Un auspicio: un documento offerto alle chiese per le loro riflessioni, che possa essere utilizzato per la crescita ecumenica delle chiese”. 

 
Letizia Tomassone, pastora valdese. “Nell’anno in cui si celebrano i 500 anni della Riforma Protestante, ricordiamo anche i 50 anni dalle prime done pastore.
Il Sinodo del 1962 fece un passo enorme, decidendo di aprire alle donne l’accesso al ministero pastorale. 
Negli anni si son dovuti superare due ostacoli: parola autorevole delle donne, cioè la capacità delle comunità di accettare la parola di Dio letta da una voce di donna, e poi i sacramenti che son stati e sono ancora ostacolo nell’accesso al ministero alle donne, il corpo femminile viene ancora relegato in qualche modo ad una forma di impurità”
 
La Federazione Chiese Evangeliche in Italia organizza per il 28 ottobre una giornata della Riforma a Roma “Liberi per servire”, con la presenza degli evangelici italiani.
23 Agosto 2017

Da Capetown ad Agape: l’esperienza di Mzi e Sbosh

Due leader di comunità sudafricani raccontano la loro esperienza, resa possibile grazie a un progetto di scambio con l’Italia

Sono passati ormai oltre vent’anni dalla fine del regime dell’Apartheid in Sudafrica. Prima di allora, per un giovane di questa nazione, era semplicemente impossibile anche il solo pensiero di un’esperienza all’estero. Tuttavia, anche ai giorni nostri quello che sarebbe il sogno di numerosi ragazzi sudafricani è reso proibitivo dalle condizioni economiche in larga parte ancora deficitarie in diverse aree del Paese. Grazie a un progetto dedicato messo in piedi dall’associazione non profit Rainbow Media, questo sogno è diventato realtà per Sbosh Mzi, due leader di comunità provenienti da un quartiere economicamente e socialmente svantaggiato nei pressi di Cape Town, capitale legislativa del Sudafrica.

Affinare competenze e intessere relazioni: questi i principali obiettivi del progetto Icle – International Cultural Leadership Exchange, reso possibile da una campagna di crowdfunding che ha raccolto i fondi per coprire le spese di viaggio, oltre che dal grande lavoro di supporto svolto da Agape Centro Ecumenico, dal Comune di Reggio Emilia, dal Consolato d’Italia a Cape Town e da numerosi soci e simpatizzanti di Rainbow Media che hanno messo a disposizione del progetto il loro tempo, le loro case e le loro risorse.

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23 Agosto 2017

Conferenza Stampa del #sinodovaldese del 23 agosto – Diaconia: servire per testimoniare
Partecipano il presidente della Diaconia Valdese Giovanni Comba, il pastore Ciccio Sciotto e la direttrice del Centro Diaconale “La Noce” – Istituto Valdese Ponente Anna

 

 

Francesco Sciotto, pastore e membro della commissione sinodale per la Diaconia: “Documento che abbiamo presentato si apre con una riflessione teologica: noi in primis, come persone che fanno parte di una minoranza religiosa siamo stati oggetto di persecuzioni, esilio, allontanamenti. Le migrazioni sono un fenomeno globale, enorme e complesso, che non possiamo contrastare. militarizzare le frontiere non crediamo sia la soluzione, accogliere è meno costo, sia dal punto di vista sociale ma anche economico”.
 
Giovanni Comba, presidente della CSD Diaconia Valdese: “Il termine diaconia vuol dire mettere in pratica il messaggio dell’Evangelo, la diaconia valdese ha una storia antica, alcune opere che stiamo gestendo risalgono alla metà dell”800 e si tratta di gestire con continuità evangelica la quotidianità di oggi. Sempre più attenzione ai giovani, per formare le nuove generazioni e al settore dell’accoglienza ai migranti. La diaconia ha senso solo con la chiesa, un punto fondamentale è quindi mantenere sempre un legame con le comunità e le chiese locali”
 
Anna Ponente, direttrice del centro diaconale La Noce di Palermo: “L’intervento del centro è complesso, strutturato su vari ambiti. Settore scolastico (scuola dell’infanzia e primaria) con inserimento di bambini che provengono da settori difficili di Palermo e delle famiglie immigrate o arrivate con i corridoi umanitari. Altro ambito è l’accoglienza, impostata in 3 forme: struttura per minori non accompagnati, quella per coppie mamma-bambino e per le famiglie. Porre al centro la persona, con i suoi interessi, necessità, attitudini, diritti”.

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23 Agosto 2017

Il diverso è un prodotto della paura

Per don Cristiano Bettega, direttore dell’ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Cei, è il Vangelo a chiedere di non classificare le persone come “diverse”

Dopo ogni strage, dopo ogni attentato che ha segnato la storia recente dell’Europa e che incide sulla cronaca, riemerge con forza un termine, quello di paura, che, amplificato da un mercato della comunicazione che ha bisogno di parole forti, pervade anche implicitamente ogni comportamento, ogni modo di rapportarsi con il “diverso”.

Anche se uno tra gli slogan più diffusi in questi giorni che seguono l’attentato di Barcellona è “non abbiamo paura”, la sensazione è che questo non corrisponda a verità, perché più che pensare se una strage possa o meno ripetersi, ci si chiede quando e dove la si rivivrà, a chi toccherà.

Eppure, in un contesto come questo, c’è una domanda che rimane ai margini: come gestire e superare questa paura? Di fronte a questa sfida le religioni non hanno una risposta univoca, ma devono agire da protagoniste, per fare in modo che l’affermazione secondo cui la paura è portata dal diverso possa essere ribaltata.

Secondo don Cristiano Bettega, direttore dell’ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Cei, «in fondo è il Vangelo che ci porta a fare questa considerazione. Quando la persona che ho di fronte, indipendentemente che la pensi come me in termini di fede, di politica, di posizione sociale o altro, viene da me classificata come “diversa”, automaticamente la allontano. Oltre alla logica dell’antropologia, di quella umana, di quella della fraternità, penso che sia proprio la logica del Vangelo che non soltanto ci chiede, ma ci impone in un certo modo un atteggiamento diverso. Credo proprio che in fondo, anche cristianamente parlando, stia proprio qui la differenza che possiamo fare. Non è per voler essere originali a tutti i costi, ma se dentro di noi abbiamo una caratteristica cristiana, quindi non specificamente cattolica, protestante o ortodossa, che vogliamo in qualche maniera testimoniare, lo dobbiamo fare in termini di una critica positiva, cioè aiutando noi stessi, le nostre chiese e la gente che incontriamo a chiederci se siamo veramente sicuri che l’opinione pubblica sia la verità».

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