Racconti dal #Sinodovaldese 2017Pagina 3 di 5

Tutto quel che abbiamo realizzato dal 20 al 25 agosto in occasione del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Foto copertina: P Romeo
23 Agosto 2017

A un anno dalla legge Cirinnà nelle Valli Valdesi

A oltre un anno dalla legge 76 del 20 maggio 2016, siamo andati a capire in termini quantitativi e qualitativi quali effetti ha avuto nel territorio delle valli valdesi, la legge Cirinnà sulle Unioni Civili

In totale nel territorio delle valli valdesi sono state celebrate 18 Unioni Civili. Che significato ha questo? Lo abbiamo chiesto a Paola Schellenbaum, antropologa e membro della chiesa valdese di Pinerolo e della commissione nuove famiglie della Chiesa valdese. «Apparentemente può sembrare un numero basso ma non è così –spiega Schellenbaum – Questi sono processi culturali che richiedono molto tempo. Come commissione abbiamo lavorato a un documento che con orgoglio abbiamo chiamato “Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità” per riconoscere una pluralità che non possiamo ignorare e che interroga le nostre chiese e le nostre comunità».

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23 Agosto 2017

Le società, e al loro interno le Chiese, non soltanto quelle cristiane, dopo la strage di Barcellona, si trovano ancora una volta di fronte a una sfida: gestire e superare la paura. Insieme a don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Nazionale Ecumenismo e Dialogo della Cei, proviamo a capire quali siano le possibili risposte.

 

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22 Agosto 2017

#Sinodovaldese: la conferenza stampa di martedì sulla “Riforma globale”, con il pastore Yann Redalié, la pastora Anne Zell e Giovanna Scifo, responsabile Casa delle Culture di Scicli all’intern o del progetto Mediterranean Hope.

Anne Zell: “Nello scorso anno accademico è stato avviato un master di primo livello in teologia interculturale. Dobbiamo attrezzarci, non ci si può improvvisare nei percorsi di integrazione e accoglienza, quindi abbiamo impostato dei cammini in cui ognuno si inseriva nell’Essere chiesa insieme. Molte facoltà di teologia in Europa si sono dotate di una cattedra di teologia interculturale”

Yann Redalié: “La questione è che il Sud del mondo si è spostato al Nord e sovente la maggior parte delle persone che frequentano i nostri culti non hanno la pelle bianca. E questo pone riflessioni sulla cultura, sul linguaggio, sui ragionamenti. 
Intercultura che viaggia a braccetto con intergenerazione: non è detto che gli sforzi che facciamo per capire le altrui culture, siano vissuti anche dalle seconde generazioni, che sono già molto più integrate. E questo provoca delle conflittualità anche nelle famiglie.

Giovanna Scifo: “Il progetto di Mediterranean Hope sostiene e rilancia la raccolta firme della campagna “Ero straniero – l’umanità che fa bene”, per un disegno di legge urgente su accoglienza, lavoro ed inclusione. Anche la chiesa di Bologna ha aderito a questa iniziativa”.

22 Agosto 2017

Dal basso, una nuova immigrazione oltre la legge Bossi-Fini

Con l’adesione della Fcei, arriva al Sinodo la proposta di legge di iniziativa popolare per ripensare al modello dell’immigrazione in Italia, ancora normato da una legge del 2002

All’interno del dibattito pubblico sulle migrazioni, surriscaldato in questi mesi dalla campagna contro le organizzazioni non governative che si occupano di salvataggi in mare e dalla preoccupazione per l’instabilità dello scenario libico, rimane un cono d’ombra, un tema espulso da gran parte delle agende politiche: quello relativo alle norme nazionali che regolano il diritto di accedere e rimanere sul territorio italiano.

Anche se proviene da un’altra epoca politica, e i nomi che la identificano stanno lì a testimoniarlo, in Italia vige ancora la legge 189 del 30 luglio 2002, nota soprattutto come Bossi-Fini. Con la sua approvazione quindici anni fa, la legge ha modificato le norme già esistenti in materia di immigrazione e asilo, definite dal Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero del 1998. Più volte integrata, in particolare nel 2005 dal ministro dell’Interno Pisanu e nel 2009 dal suo omologo Maroni, conserva ancora oggi intatto il suo nucleo, che prevede alcuni punti qualificanti.

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22 Agosto 2017

Migrare si, ma meglio non farlo da soli

La migrazione nella Bibbia e cosa ci può insegnare per vivere nel mondo attuale

Senza pensare a grandi migrazioni, i numeri che riguardano le persone che vivono lontane dal loro paese di origine sono altissimi. Si tratta di spostamenti che non destano preoccupazioni rilevanti anche se pongono sempre di fronte al confronto tra due esperienze, lingue, culture differenti. Ciclicamente le cose si complicano a causa di carestie, guerre ed eventi avversi che rendono inevitabile, per un gruppo più o meno grande di persone, allontanarsi da casa per cercarne un’altra. Rispetto alle migrazioni, quello attuale è sicuramente un panorama complesso che vede un crescente clima di sospetto e, come dice Maurizio Abbà, pastore a Pavia e responsabile delle attività culturali del centro evangelico della cultura di Sondrio, «un razzismo crescente su cui bisogna vigilare. Razzismo presente dentro di noi, anche se diciamo di poterlo espellere facilmente. Dobbiamo fare molta attenzione ai pregiudizi e agli stereotipi giacenti che possono sempre affiorare in maniera prepotente. Soprattutto le religioni devono sorvegliare e sorvegliarsi per evitare di alimentare la violenza».

Nella Bibbia la dimensione del movimento è non solo presente, ma fondante. Su quelle che sono le condizioni che portano a essere dei migranti si può rispondere pensando a Mosè che scappa dall’Egitto, alla famiglia di Gesù che scappa da Erode. Il movimento diventa condizione esistenziale del popolo di Israele, considerato un patrimonio culturale, genetico e spirituale. Uno dei primi racconti di viaggio è in Genesi 12 quando Dio dice ad Abramo di partire e andarsene, facendo direttamente di lui un migrante.

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