Storie dalla frontiera alpina

Come uno storico luogo di passaggio in Val Susa sta tornando ad essere un confine difficilmente valicabile
10 Settembre 2019

Ennesima tragedia al confine in alta Val Susa

A Bardonecchia è stato ritrovato nel fiume Dora il corpo senza vita di un migrante che aveva tentato il passaggio in Francia dal confine in alta Val Susa. Ne abbiamo parlato con Paolo Narcisi di Rainbow 4 Africa, Associazione di cooperazione internazionale in ambito sanitario che dalla fine del 2017 offre supporto ai migranti al confine italo-francese.

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10 Settembre 2019

Italia-Francia, un confine senza diritti

L’ultimo rapporto di Human Rights Watch riporta l’attenzione sulle violazioni compiute dalla polizia di confine francese nei confronti dei minori in arrivo dall’Italia. Intervista con Anna Brambilla (Asgi)

I minori non accompagnati che attraversano il confine tra Italia e Francia sono sottoposti a procedure di valutazione dell’età approssimative, spesso arbitrarie, che non rispettano gli standard internazionali. A riportare all’attenzione questo tema è un rapporto pubblicato giovedì 5 settembre dall’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, dal titolo Subject to Whim: The Treatment of Unaccompanied Migrant Children in the French Hautes-Alpes (“soggetti a capriccio:  il trattamento dei minori migranti non accompagnati nelle Hautes-Alpes francesi”). In questo documento, che racconta una realtà già nota a chi lavora sul confine a vario titolo, si sottolinea come gli esaminatori che hanno il compito di certificare lo status di minore, ovvero di età inferiore ai 18 anni, spesso usano varie giustificazioni per negarne la protezione: da errori con le date alla riluttanza a discutere di esperienze particolarmente traumatiche in dettaglio, oppure il lavoro che hanno fatto nei paesi di origine o durante il trasporto, o ancora quelli che gli esaminatori ritengono obiettivi di vita non realistici. I respingimenti da parte delle autorità francesi, dunque, risultano illegali.

Secondo Anna Brambilla, avvocata del foro di Milano e collaboratrice di Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), che da anni segue il percorso migratorio tra Italia e Francia nelle Alpi o a Ventimiglia, queste pratiche sono sistematiche, perché «prosegue quantomeno dal 2015-2016, quando la Francia ha ripristinato i controlli alle frontiere interne». «È un fenomeno – spiega Brambilla – che ormai va avanti da quattro anni ed è variegato, nel senso che in alcuni casi in alcuni casi i minori ricevono il refus d’entrée (il divieto d’ingresso) e in altri casi la riammissione, o respingimento in Italia in modo del tutto informale».

Sia gli avvocati italiani sia quelli francesi da tempo cercano di evidenziare e se possibile prevenire queste prassi con la propria presenza sul confine. Inoltre, gli avvocati francesi hanno presentato diversi ricorsi ai tribunali, in particolare al tribunale di Nizza e i giudici francesi hanno già sancito l’illegittimità di queste prassi. È cambiato qualcosa?

«La polizia di confine francese non ha interrotto i respingimenti e semplicemente ha agito non riconoscendo la minore età della persona anche quando lo stessa produceva certificati di nascita, quindi ci sono proprio molte prassi che vanno appunto dal respingimento alla falsificazione di documenti, alla sottoposizione a procedure di accertamento dell’età descritte appunto anche nel rapporto che non sono basate su un approccio multidisciplinare, quindi sono veramente tante e rischiosissime».

Perché è importante vedersi riconosciuto lo status di minore?

«Diciamo che non è solo e non tanto lo status di minore, perché il problema non è che i minori non possano essere riammessi nel territorio italiano dalle autorità francesi. Qui il problema è un altro: innanzitutto questi respingimenti non avvengono, come abbiamo detto, con le garanzie dovute rispetto al diritto francese, quindi per esempio la nomina di un tutore, e soprattutto quello che non viene consentita è la presentazione di una richiesta di asilo».

Quindi, ancor prima del riconoscimento di una forma di protezione internazionale, quello che non viene consentito a questi minori che attraversano il confine è di poter manifestare la volontà di presentare la richiesta?

«No, la manifestazione di volontà avviene, il problema è che non riescono a documentarla e quindi nel momento in cui non vengono riconosciuti dalle autorità francesi come minori stranieri richiedenti asilo vengono respinti. Se invece fossero riconosciuti come tali, dovrebbero rimanere in territorio francese perché questo dispone la normativa europea. Quindi il punto cruciale è questo: garantire l’accesso alla procedura d’asilo e poi certamente il riconoscimento come minore, perché se anche si garantisse l’accesso alla procedura d’asilo ma si venisse riconosciuti come adulti, le previsioni del Regolamento di Dublino in questo caso sono diverse, ma anche in questo caso il respingimento ha una contrarietà con il Regolamento Dublino perché se io arrivo in Francia, manifesto la volontà di chiedere protezione internazionale devo essere trattato come un richiedente asilo ed eventualmente rinviato in Italia, ma attraverso il regolamento Dublino e non in modo informale come avviene spesso a Briançon o Claviére».

Alla fine del 2017, come raccontato su Riforma, il Parlamento europeo aveva approvato la riforma del Regolamento di Dublino andando in gran parte oltre il mero criterio geografico, secondo il quale la competenza per la richiesta d’asilo di radica nel Paese di primo ingresso in Unione europea. Le resistenze di alcuni Paesi e un generale disinteresse hanno portato quella riforma a perdersi per strada. Ora il nuovo governo italiano sottolinea la necessità di rilanciare una riforma del sistema. Su una frontiera come quella tra Italia e Francia che cambierebbe con un regolamento di Dublino che va oltre il principio geografico?

«Se si rivedesse il Regolamento Dublino, soprattutto valorizzando, come era nella proposta di Dublino IV, i vincoli familiari o i precedenti legami con altri Paesi europei, è chiaro che una buona parte dei migranti che tentano di attraversare il confine in modo “irregolare” non lo farebbero. Penso a eritrei, somali, sudanesi che hanno spesso comunità di riferimento nei luoghi in cui intendono arrivare. Per persone provenienti da altri Paesi, forse non sarebbe così perché i transiti, gli spostamenti, i movimenti secondari avvengono per altre ragioni, però sicuramente molte persone sarebbero più tutelate».

Oggi come funziona per i minori?

«Se le procedure di ricongiungimento familiare funzionassero effettivamente, e soprattutto se i tempi di attesa fossero più brevi, il minore che ha parenti in un altro Paese dell’Unione europea, ovviamente regolarmente soggiornanti, richiedenti asilo o rifugiati, potrebbe raggiungerli. Ci sono già adesso delle clausole nel Regolamento Dublino che potrebbero alleggerire quello che accade alle frontiere, ma i tempi di attesa sono lunghi e gli Stati sono restii ad applicare per esempio le disposizioni sulle persone a carico, le clausole umanitarie. Quindi il problema non è solo quello che dice la norma, ma è come viene applicata, è la volontà politica degli Stati».

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4 Maggio 2018

Solidarietà in marcia

Da Ventimiglia a Calais per i diritti delle persone migranti

Con la lettura dei nomi delle persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare la frontiera tra Italia e Francia, lunedì 30 aprile è cominciata la Marche Solidaire pour les migrants, che in due mesi vedrà attivisti, associazioni e semplici cittadini solidali marciare da Ventimiglia a Calais, gli estremi della migrazione che attraversa la Francia, per ribadire la necessità di pensare a politiche differenti per garantire dignità e sicurezza alle persone che arrivano dall’Africa e dall’Asia in cerca di una nuova vita.

Da Ventimiglia a Breil sur Roya passando per Airole, Fanghetto e Libre: questa la prima tappa del percorso in una giornata che ha visto anche la partecipazione di due europarlamentari francesi, tra cui José Bové, una delle figure più note del movimento altermondialista, e numerose realtà solidali del sudest francese.

Tra i promotori della marcia la Cimade, organizzazione protestante impegnata da anni per l’accoglienza e i diritti dei migranti, Pax Christi, il Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, e il Sécours Catholique, la Caritas francese. Il sostegno all’iniziativa è arrivato anche dal vescovo di Ventimiglia e Sanremo.

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3 Maggio 2018

Loi immigration, un nuovo approccio per l’immigrazione in Francia

La legge voluta dal presidente Macron è stata approvata in prima lettura. Quali cambiamenti porterà? Intervista a Francesca De Vittor, ricercatrice in diritto internazionale dell’Università Cattolica di Milano

Il 22 aprile 2018 l’Assemblée national, uno dei due rami del Parlamento francese, ha approvato in prima lettura il progetto di legge “per un’immigrazione controllata, un diritto d’asilo effettivo e un’integrazione riuscita”, più conosciuta come loi immigration. Votata dal 58% dei deputati, è una delle leggi che hanno maggiormente diviso il Parlamento, al punto che anche alcuni parlamentari di En Marche!, il partito del presidente Macron e movimento che ha la maggioranza assoluta, ha registrato voci discordanti al proprio interno. Una volta approvato, il testo è stato trasmesso al Senato, dove tra il 18 e il 19 giugno verrà messo ai voti.

Secondo Francesca De Vittor, ricercatrice in diritto internazionale dell’Università Cattolica di Milano che vive a Parigi, è difficile che l’impianto possa essere messo in discussione con il prossimo passaggio parlamentare. «Va detto – spiega – che se ci sono stati dei problemi di maggioranza all’Assemblée nationale, dove addirittura una parte dei deputati macronisti ha votato contro su alcuni punti critici, in Senato l’approvazione sarà più facile. Anzi, con la larga rappresentanza di Les Républicains in Senato addirittura ci potrebbero essere dei passi indietro su alcune mediazioni in favore dei diritti dei migranti che erano state introdotte in prima lettura».

Globalmente, su quale impianto poggia questa legge?

«La prima cosa da rilevare è che per la prima volta in Francia si fa una legge che tratta insieme asilo e immigrazione, mette quindi nello stesso ambito migranti economici e rifugiati o richiedenti asilo, che prima erano due categorie ben distinte».

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24 Marzo 2018

Abbiamo raccolto gli articoli sul web relativi alla morte, dopo un parto cesareo, di una donna migrante al Sant’Anna di Torino. Era stata soccorsa a Bardonecchia dai volontari di Rainbow4Africa dopo essere stata respinta dalle autorità francesi.

 

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26 Gennaio 2018

Bardonecchia Km 0

La rete di solidarietà con i migranti in Val Susa. Reportage di Diego Meggiolaro

Un reportage video ad opera di Radio Beckwith Evangelica in val di Susa, interessata in questi mesi dalle nuove rotte dei migranti che cercano di passare verso la Francia. Tanti volontari, molte associazioni, e un tessuto sociale rodato sono la ricetta per l’accoglienza di chi arriva quassù dall’Africa e mette ancora una volta a repentaglio la propria vita avventurandosi fra le pareti di neve dei colli alpini.

Fra Bussoleno e Bardonecchia in compagnia del pastore valdese Davide Rostan, attivo nel portare aiuto e soccorso.

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19 Gennaio 2018

Ragionare di lingue e migrazioni nel contesto alpino e prealpino vuol dire cercare quelle tracce del passato remoto e recente che testimoniano nel tempo l’incontro e lo scontro di culture e parole. Vuol dire anche considerare l’attualità delle migrazioni e dei passaggi di migranti attraverso le Alpi con una diversa profondità storica e scientifica.

Se ne parlerà in un seminario di studi aperto e gratuito organizzato il 25 e 26 gennaio dall’Università di Torino, nel contesto del progetto SALAM.

Abbiamo intervistato Matteo Rivoira, ricercatore in dialettologia all’Università di Torino e organizzatore del seminario.

Il menù della puntata

  • Introduzione e contatti
  • L’ultimo singolo dei Turin Brakes, dal titolo Wait
  • L’intervista a Matteo Rivoira: il seminario e i temi di discussione
  • 75 anni fa nasceva Janis Joplin. Abbiamo ascoltato Son Of A Preacher Man
  • La seconda parte dell’intervista a Matteo Rivoira sull’attualità dei temi del seminario e sul progetto SALAM
  • Magazine, l’ultimo singolo degli Editors

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16 Gennaio 2018

In marcia oltre il confine

La manifestazione di domenica 14 gennaio tra Clavière e Montgenèvre è servita a ribadire la necessità di superare il concetto di frontiera, che stride con l’idea dell’Europa unita

Domenica 14 gennaio, ore 11. A Clavière, nel parcheggio di via Nazionale, un folto gruppo di persone staziona al centro della strada. Non si tratta di turisti arrivati a godersi la neve e le piste da sci della nota stazione sciistica. Basta guardarsi intorno: striscioni, bandiere e megafoni fanno da subito intendere lo scopo del ritrovo. Un cartellone, in particolare, spiega a chiare lettere l’intento dell’incontro: Briser les frontières, letteralmente “sbriciolare le frontiere”. Con questa camminata, i partecipanti intendono denunciare l’ingiustizia che sta alla base del concetto stesso di una frontiera contemporanea, che permette ai turisti e alle merci di muoversi senza problemi, ma che si chiude quando a tentare il passaggio sono i migranti che tentano di entrare nel territorio francese. Una marcia di solidarietà, organizzata dalla rete spontanea che si è creata parallelamente in Val Susa e in Francia per dare sostegno a coloro che, da oltre un anno, tentano di raggiungere dalle montagne il territorio transalpino, soprattutto dopo lo stretto controllo a cui è sottoposto il confine di Ventimiglia.Continua a leggere su Riforma.it