Il giudice monocratico del Tribunale di Torino, ha assolto 13 attivisti per l’occupazione di una casa cantoniera a Oulx allo scopo di offrire assistenza ai migranti in transito dal confine italo-francese. Il giudice ha applicato l’articolo 54 del codice penale secondo cui non si può perseguire chi ha commesso un reato perché «costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona». Una sentenza che fa il paio con quella emessa per il primo filone processuale innescato dalla stessa vicenda. Nel periodo oggetto delle indagini le strutture «ufficiali» non riuscivano da sole a far fronte agli arrivi, quantificati in centinaia al giorno: a Bardonecchia erano disponibili due posti letto, mentre il rifugio Massi, gestito dai salesiani, poteva ospitare venti persone, ma solo per la notte. È stato inoltre accertato che, prima dell’occupazione, in alta valle erano morti 15 migranti per la fame e il freddo o per cadute accidentali nei dirupi.
Ai nostri microfoni Gianluca Vitale, uno dei legali degli attivisti, commenta la sentenza



