Qualche giorno fa la Casa Bianca ha annunciato che gli Stati Uniti manderanno all’esercito ucraino una fornitura di bombe a grappolo, per compensare la carenza di munizioni lamentata da Kyiv, impegnata nella controffensiva per riconquistare le aree occupate dai russi.

La svolta che comporta questa decisione è tale che abbiamo voluto andare più a fondo, assieme a Francesco Vignarca di Rete Pace e Disarmo. Vignarca innanzitutto ci ricorda di cosa stiamo parlando: le cosiddette bombe a grappolo sono ordigni vietati nella maggior parte dei paesi (come l’Italia, assieme a buona parte dell’Unione Europea) per i grandi danni che possono causare alla popolazione civile: “sono chiaramente armi inumane, indiscriminate, contro a quello che è il diritto internazionale” dice Vignarca. “La regola principale per la guerra è che devi essere sempre in grado di discriminare tra un obiettivo legittimo (militare) e uno illegittimo. Le bombe a grappolo (come le mine anti-persona) non permettono questo discrimine, perché sono un insieme di tanti piccoli ordigni (decine o centinaia) lanciati su superfici piuttosto ampie”; possono quindi rendere queste aree pericolose anche ad anni distanza, se restano inesplose, ad esempio quando un conflitto è concluso e nella zona si sono reinsediati i civili. In questo caso, fa ancora notare Vignarca, le munizioni verrebbero usate sul territorio ucraino occupato attualmente dai russi. Perciò se l’esercito di Kyiv lo riconquistasse dovrebbe fare i conti con un terreno potenzialmente carico di ordigni inesplosi. “Una scelta sbagliata sotto tutti i punti di vista”.

Non tutti i paesi hanno firmato aderito alla messa al bando di queste armi: come per la convenzione che vieta le mine anti-persona, gli Stati Uniti non hanno firmato (così come la stessa Ucraina, o la Russia). “Queste convenzioni hanno comunque avuto un impatto sugli Stati Uniti, che hanno cambiato la loro postura militare” specifica Vignarca. “Questo rende problematica la decisione recente, perché negli ultimi anni anche gli Usa si erano comunque allineati alla messa al bando delle munizioni cluster”. Perlomeno in questo caso non si potrà vedere quello con altri armamenti inviati su questo fronte: i paesi alleati degli Usa e che fanno parte della convenzione non solo non possono inviarle, ma per legge devono anche promuoverne i valori e condannarne l’uso.

Vignarca inquadra però la questione in un quadro più ampio, uno sguardo complessivo alla reazione internazionale a questo conflitto. “Si decide di consegnare queste armi perché dovrebbero essere quelle decisive; e invece non cambia mai niente. Continua ad esserci una carneficina. Il rischio vero è che qualcuno possa avere la malaugurata idea di dire: solo le armi nucleari potranno cambiare la situazione sul terreno. Quello è il livello finale. E proprio in questi giorni al vertice di Vilnius la Nato ha rilasciato alcuni documenti; uno di questi reitera il concetto di arma nucleare come fondamentale per l’Alleanza e viene ribadita l’importanza del dispiegamento di armi nucleari statunitensi in Europa, condannando però la Russia quando fa lo stesso in Bielorussia. Questo doppio standard non funziona. Addirittura l’Alleanza” conclude Vignarca “dice che ha la volontà ad utilizzare bombe nucleari in caso di attacco, con la determinazione di imporre all’avversario danni inaccettabili. Così stai alzando il livello di deterrenza: non è più una teoria, ma una minaccia”.

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