S01E03 – Un incrocio tra memoria, politica e diritti umani; Russia, Ungheria e Georgia
Radio Beckwith evangelica

Durante la terza puntata, Kiosk inizia il suo viaggio dalla Russia, dove il tema della memoria è sempre attuale. Con il contributo di Giulia De Florio di Memorial Italia, infatti, si parla della giornata in ricordo delle vittime delle repressioni politiche, la cui memoria risulta controversa per l’identità della Russia post-sovietica.

Si parla ancora di memoria e potere, ma questa volta in relazione alla produzione cinematografica: quali sono i temi che il Cremlino preferisce sponsorizzare per la messa in scena sul grande schermo? Quale visione dei più importanti avvenimenti storici viene promossa dal ministero della cultura? Ci aiuta a scoprirlo Massimo Tria, critico cinematografico e docente di lingua e letteratura russa.

Successivamente ci spostiamo in Crimea, partendo dalla notizia del conferimento del premio Sacharov per la libertà di espressione al regista ucraino Oleg Sencov. Sencov è infatti diventato uno dei simboli della lotta contro le vessazioni delle autorità russe, che dal 2014 occupano la penisola. La situazione per minoranze e oppositori continua a essere precaria.

Il dissenso è ormai difficile anche in alcuni paesi dell’Unione Europea, come testimonia la situazione in Ungheria, dove una parte della Central European University ha chiuso i battenti per trasferirsi a Vienna. La campagna di odio verso George Soros e verso la parte più liberale della popolazione sta dando i suoi risultati: dopo la dipartita di Open Society Foundation, anche la prestigiosa università è stata costretta a spostare le proprie attività.

Ci spostiamo infine in Georgia, dove si è svolto il primo turno delle elezioni presidenziali. A contendersi il titolo di presidente della repubblica caucasica, al secondo turno che si terrà a dicembre, ci saranno Salome Zurabishvili e Grigol Vashadze. Ci addentriamo dentro al panorama politico georgiano insieme a Emanuele Cassano e Laura Luciani.

Infine, nella seconda puntata della nostra polveriera balcanica, Giorgio Fruscione ci aiuta a superare gli stereotipi che affliggono la Serbia e i suoi abitanti.

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