Sclavi e Giornelli ci invitano a pensare all’ascolto attivo come ad una dimensione importante che si distingue dall’ascolto normale perché presuppone una relazione e la volontà di stare in relazione, di riconoscere che la persona che abbiamo di fronte ha le sue ragioni ed è intelligente. E’ importante pensare che il conflitto sia inevitabile perché siamo diversi e non dobbiamo averne paura, ma proprio il pensare il conflitto come un elemento universale dell’esperienza umana ci permette di non universalizzare la guerra o la concorrenza. Ma tutto ciò si può insegnare e imparare a scuola? Perché per ascoltare occorre abbandonare il mito della spontaneità delle emozioni?  Quale lavoro bisogna fare nella gestione delle emozioni? Ma le scuole felici dove si pratica l’ascolto attivo esistono già o sono solo ricette per un mondo futuro possibile? Quali sono gli ingredienti per l’ascolto attivo e la mediazione creativa? Come si può trasformare il conflitto in modo creativo? Perché il gruppo di pari può essere una risorsa nell’apprendimento scolastico?

 

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BIBLIOGRAFIA:copertina

Marianella Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili: come si esce dalle cornici di cui siamo parte, Pescara: Le vespe, 2000 (ristampato nel 2003 da Bruno Mondadori)

Marianella Sclavi e Gabriella Giornelli, La scuola e l’arte di ascoltare: Gli ingredienti delle scuole felici, Milano: Feltrinelli, 2014