Il G20 di Amburgo e il vertice di Tallinn sembravano arrivare nel momento giusto per affrontare in modo serio il tema della gestione dei migranti che giungono sulle coste del sud Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. Eppure, questi incontri si sono conclusi senza proposte e strategie in grado di cambiare l’attuale situazione. L’aumento degli sbarchi, unito a una situazione libica del tutto instabile e fuori da ogni orizzonte di rispetto dei diritti umani, non sono serviti a far sì che la questione venisse presa sul serio dalla politica europea.

«Con la stagione estiva – afferma Alberto Mallardo, analista e mediatore culturale del progetto Mediterranean Hope – ci aspettavamo un aumento del numero di arrivi, perché capita tutti gli anni. Guardando le statistiche ufficiali del ministero degli Interni, il numero di persone censite alla fine di giugno corrisponde a circa 100.000 unità, quindi ci dovrebbe essere un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. È chiaro che non è questo a mettere in difficoltà le autorità italiane e il sistema dell’accoglienza del nostro Paese, ma a farlo probabilmente è il peso della gestione delle persone che sono comunque arrivate negli anni passati e che ancora oggi si trovano in strutture in cui oramai non dovrebbero essere più».

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