La lettura di due componimenti della poeta italo cubana dalla raccolta “Le ragazze di maggio” si unisce alle nostre esplorazioni musicali al chiaro di luna
Ascolta il podcast S12P06 – puntata di Moon Safari dedicata alle poesie di Alba De Céspedes.
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Playlist poesie puntata S12P06
Alba De Céspedes – 30 maggio 1968 (poesia tratta dalla raccolta “Le ragazze di maggio” edita da Mondadori)
Stasera, il nostro quartiere,
sulla riva sinistra,
piange la perdita dei suoi sogni.Dietro le finestre senza luce
– orbite nere nelle facciate chiare – occhi vuoti
fissano le strade deserte.
Un’altra sera,
l’ultima,
saremo tra noi:
pazzi d’amore e di rivolta.
Questa riva sarà ancora nostra;
solo per noi, prigione, ghetto,
colonia di lebbrosi.
Rimarranno sulla loro.
Non oseranno attraversare
il confine della Senna.
Riconoscono il nostro diritto
a questa veglia funebre,
a questa libertà
sorvegliata – da lontano –
da un esercito che veglia
anche osservando
il nostro silenzio sprezzante,
inquietante.
Nel Quartiere Latino, gli studenti
sorvegliano il cortile
della Sorbona.
La piazza dell’Odéon
abbraccia
rotonda
questa bella notte di primavera.
Le parole dei graffiti
che adornano le facciate
circolano come un “testamento”
tra i tavolini dei caffè-tabacchi
sul Boulevard Saint-Germain.
Nelle nostre strade, colpevoli
di complicità,
i sampietrini divelti
sono stati frettolosamente sostituiti,
gravemente.
Sulle mani dei giovani,
sulle pietre del loro cammino
che domani rotoleranno,
dall’altra parte,
verso il rassicurante fine settimana.
Nelle loro soffitte
intorno alla Sorbona,
nelle stanze delle cameriere
tappezzate di manifesti
– lo sguardo fiero del Che,
ragazzi e ragazze, armati
di poesia e di rabbia,
fanno l’amore con piacere
disperato,
bagnati di lacrime.
Ragazzi con i capelli lunghi,
le ragazze con le gonne corte
sono i cittadini delle nostre strade
della riva sinistra.
L’odore acre dei loro corpi
di scolari,
è l’aria stessa
del nostro quartiere.
Ovunque nel Sixième
sono affissi volantini
sotto forma di poesie.
Domani mattina
al mattino presto
saranno coperti
di pubblicità
di lavatrici
e frigoriferi.
Le rondini del Lussemburgo
gridano il loro addio.
Dalle rive del boulevard
un’ultima zaffata di gas;
ma non ne resterà nulla
quando arriveranno dall’altra sponda
per essere fotografati,
sugli scheletri delle auto bruciate.
O nostri figli di maggio,
eroi di notti crivellate di stelle
e percosse.
Ferro e acciaio si oppongono
alle rose dell’immaginazione.
Ai crocicchi, lungo i viali
occhi che trafiggono
sui tetti delle auto della polizia
cesti di insalata, ambulanze,
uomini vestiti, con il casco,
mascherati di nero,
scudi neri;
l’intera panoplia sinistra
di repressione è pronta
contro una rivoluzione
che non avrà mai luogo.
I cavi telefonici
attraversano il cielo silenzioso:
Littré, Odéon, Médicis
non rispondono stasera.
Dietro le nostre finestre chiuse,
vicino a telefoni muti,
e transistor spenti,
guardiamo in silenzio
le nostre speranze deluse.
Ma i gesti dei nostri figli
di maggio
rimangono – indelebili – nell’aria
nel tempo, nello spazio
di questo quartiere,
sulla riva sinistra.
30 maggio 1968.
Alba De Céspedes – Mamma (poesia tratta dalla raccolta “Le ragazze di maggio” edita da Mondadori)
Mamma, comprendimi fin d’ora:
dovrai ben comprendermi, un giorno,
anche gli altri dovranno.
M’avresti capita di certo
se fossi fuggita con un amante:
sei una sentimentale,
e alla mia età queste fughe
finiscono in marcia nuziale.
Avresti compreso
se me ne fossi andata
perché volevo diventare una stella della televisione
pagata un milione per sera:
Mamma, fa’ uno sforzo,
cerca di capirmi:
poi, alla fine,
non sarà proprio necessario essere una madre
per comprendere.
Non me ne sono andata
per guadagnare molti soldi
né per vivere un romanzo rosa:
ti ho lasciata
per qualcosa che credo sia giusto.
Ascoltami,
madre della mia infanzia,
il tuo volto ansioso
presso il mio letto,
madre sfinita,
madre di guai,
e di commissioni,
madre piena di preoccupazioni,
madre di quattro figli difficili da portare avanti,
madre straniera
a tutto quello che ero,
eppure madre
che mi capiva senza capire.
Non essere dalla parte della polizia,
dalla parte della borghesia,
non è la tua parte, quella,
madre dalla sporta pesante,
dal portamonete leggero,
dalle mani che emanano decenni di rigovernatura,
di spazzatura,
di minestra di verdura,
con le tue paure di moglie d’impiegato
che può essere licenziato
da un giorno all’altro.
(A proposito:
papà dovrebbe profittare di tutto ciò
” i tumulti, gli scioperi in atto ”
per far firmare un contratto
al signor Pélissier.)
Grazie, mamma,
per i dolci di Natale,
per i regali di compleanno
comprati a credito,
per i vestiti che m’hai cucito,
lavato, stirato,
fino all’una di notte.
(Il cappotto azzurro
l’ho lasciato in camera mia:
dallo ad Anna Maria,
il suo era proprio sciupato.)
Non ho niente,
e non voglio niente.
Vorrei soltanto
che tu non mi dicessi parole offensive,
quando ti chiamo
al telefono.
Mamma, rispondimi:
questa è l’ultima volta,
l’ultima veramente.
Lo so:
papà non consente che tu mi veda.
In un uomo del tipo suo
è naturale questo rigore,
ma le donne hanno il cuore più grande.
Mamma,
vorrei parlarti come ti parlo di lontano.
Ti voglio bene,
lo sai,
anche se non tornerò mai,
mai più, a casa.
Vorrei venire a trovarti
la domenica,
quando papà va a giocare a carte.
Oppure potremmo incontrarci
ai giardini.
Non avremmo niente da dirci:
io ti guarderei,
tu mi guarderesti,
ci terremmo la mano un momento,
prima di riprendere ciascuna
la sua strada,
differente.
(Del resto,
l’affetto non è che questo:
un calore istintivo,
senza motivo,
che ci pervade nonostante tutto quanto ci divide,
parole abbandonate,
occhiate scambiate,
rimpianti,
rimorsi,
in un’ondata di tenerezza
disperata.)
Mamma, perdonami
per non aver sposato il ragazzo del quarto piano
che aveva un bell’avvenire assicurato
all’Esattoria Comunale.
Perdonami
per la veste nuziale
che non potrai comperarmi.
Non sono quella che sognavi,
ma non sono nemmeno
quella che tu piangi.
Sono una figlia
come tante altre:
una sconosciuta
che ti somiglia
e fa una vita che non ti piace.
Siamo tutti così,
per i genitori,
ma per ogni figlio
la propria madre
è una madre straordinaria.
Mamma,
addio,
o arrivederci,
come vorrai.
Puoi sempre chiamarmi da Marion:
lei sa dove trovarmi.
Ti voglio bene, mamma,
come possiamo amare oggi:
senza commozione
e senza pietà.
Playlist musicale di Moon Safari – S12P06
Massive Attack – Safe From Harm
Nicola Cruz ft. Uji – Inversions
Whitemary – Sentimenty Echonomy
— Lettura di 30 maggio 1968 di Alba de Céspedes dalla raccolta Le ragazze di maggio
Sébastian Tellier – Powered Girls
Procida Ritual Project – Regina De Lu Cielo
Procida Ritual Project – Terra Murata
Deena Abdelwahed – Each Day
Cuthead – Maputo Jam
Populous ft. Lucia Manca, Matilde Davoli – Roma
— Lettura di Mamma di Alba de Céspedes dalla raccolta Le ragazze di maggio
Amon Tobin – One Shy Morning
Dallomo – Concreto
Floating Points – Vocoder
Vincenzo D’Amico – The Rhythm
Ascolta la playlist di Moon Safari




