Per comprendere il complesso tema della fragilità adolescenziale, in diretta su RBE abbiamo dialogato con lo scrittore veronese partendo dal suo più recente romanzo
Il terzo episodio di Libri Usati, la rubrica di Café Bleu che utilizza i libri per provare a comprendere la complessità del mondo in cui viviamo, mette al centro la fragilità adolescenziale con La neve in fondo al mare, romanzo di Matteo Bussola pubblicato nel 2024 da Einaudi.
“Il mio lavoro è partito dall’osservazione della realtà”, ha spiegato Matteo Bussola in diretta su RBE. “Nel libro racconto una vera e propria emergenza psichiatrica che ha riempito i reparti di neuropsichiatria infantile subito dopo il lockdown. Ragazzi e ragazze che si tagliavano, si ferivano, che avevano sviluppato disturbi nel comportamento alimentare e che in alcuni casi avevano tentato il suicidio. Per me era una cosa troppo grossa, dovevo scriverne e considerarla. Avevo la forte impressione che questa generazione di adolescenti, con la sua sofferenza e la sua fragilità, noi adulti non l’abbiamo realmente vista”.
Lo scrittore veronese ha proseguito così. “Nella mia immaginazione la neve in fondo al mare del libro dà il nome a qualcosa che si trova in un posto di cui non dovrebbe esserci. Forse questa tristezza, questa fragilità non ce la saremmo aspettati in un territorio come quello dell’adolescenza, fase della vita dei ragazzi che per molti genitori dovrebbe essere il momento della gioia, delle prime scoperte nel mondo. Ecco, è stato proprio questo il problema: in un’età in cui era necessario uscire, baciarsi, scoprire, abbiamo chiuso in casa un’intera generazione. Certo, le ragioni erano necessarie, ma non potevamo illuderci che queste mancanze non avrebbero portato a dure conseguenze. Siamo stati vittima di un paradosso: la tragedia ha cominciato a consumarsi nel momento in cui ritenevamo che i nostri figli vivessero più al sicuro, cioè in casa”, ha concluso Bussola.
Tra le pagine de La neve in fondo al mare emerge la difficoltà del dialogo tra genitori e adolescenti, oltre alle aspettative riversate sui figli. L’autore spiega questo concetto nel podcast. “In un certo senso è il cuore della questione, noi genitori siamo vittima di un fraintendimento. Siamo convinti che i nostri figli vengano al mondo per piacerci, per essere ciò che noi abbiamo immaginato. Ancora prima della loro nascita immaginiamo futuri possibili, carriere probabili, speriamo che ci somiglino. A volte facciamo loro carico dell’ingrato compito di riscattare qualche nostro fallimento e rimpianto. La cosa più pericolosa, in assoluta buonafede perché lo facciamo in modo inconsapevole, è veicolare un’idea pericolosa: l’amore che va a pari passo con il merito. Spesso il messaggio che passa ai ragazzi e alle ragazze è questo: io ti amerò di più se farai bene ogni cosa. Se sarai bravo a scuola, se ti comporterai bene. È più facile amare quando i nostri ragazzi e le nostre ragazze fanno solo cose giuste, è più difficile amare loro quando cadono, quando falliscono, quando perdono”.
Un altro tema importante del libro che troviamo utile per il nostro ragionamento sulla fragilità adolescenziale parte da un’affermazione solo in apparenza banale. “Io non sono te”: io, figlio, non sono te, genitore. “L’adolescente dichiara una distanza rispetto al genitore. Sottolinea una distanza necessaria per diventare a sua volta adulto. Per i genitori questo è un passaggio traumatico, anche in assenza di problemi psichiatriche. Spesso noi genitori facciamo fatica a gestire questo momento perché viviamo in una società che ci impone una continua presenza. Credo che questo sia il contrario della crescita. Perché senza libertà non può esistere la crescita”, ha concluso Bussola ai nostri microfoni.
Venerdì 11 ottobre 2024 alle 18:30 Matteo Bussola dialogherà con Fabio Geda nell’incontro in programma per Portici di Carta nella Sala Gonin della stazione di Porta Nuova.



