Con Alberto Vanolo siamo stati tra le pagine del suo saggio pubblicato da Einaudi che invita a pensare a una città aperta alle differenze
Una città orgogliosamente autistica avrebbe molto da offrire a chiunque. Questo è uno dei concetti che emerge in La città autistica, saggio di Alberto Vanolo, professore di geografia politica ed economica dell’Università di Torino.
Dal 2005 ogni 18 giugno si celebra l’Autistic Pride Day. Questa giornata internazionale ricorda che tutti gli esseri umani sono uguali. Per sottolineare il valore di questa giornata, il BUM Centro Autismo dell’Area Salute della Diaconia Valdese ha organizzato un incontro con Vanolo. L’appuntamento è previsto martedì 17 giugno alle 17:30 nella sala lettura della Biblioteca Alliaudi di Pinerolo (Torino). Ne abbiamo parlato su RBE durante la trasmissione Voce delle Chiese, cliccando qui si può guardare e ascoltare l’intervista a Loretta Costantino e a Roberta Luino del BUM Centro Autismo.
Per approfondire i temi proposti da La città autistica, in diretta a Café Bleu abbiamo incontrato Vanolo. Ricordando uno dei pensieri di Marco Polo scritti ne Le città invisibili di Italo Calvino, “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”, a Vanolo, in diretta su RBE abbiamo posto diverse questioni in merito al modo in cui viviamo gli spazi urbani.
“La città autistica si riferisce all’idea di ripensare gli spazi urbani con logiche differenti rispetto a quelle dominanti. Le città che noi conosciamo sono pensate per menti cosidette neurotipiche e c’è poco spazio per altri modi di vivere con altre strutture neurologiche. Ci sono tanti modi di essere. L’idea che la città intesa come spazio pubblico e collettivo non dovrebbe far sentire nessuno fuori posto. Le città dovrebbero essere degli spazi di incontro e di convivenza”, ha raccontato Vanolo.
Nel podcast disponibile all’inizio dell’articolo, un contenuto che si può ascoltare anche su Spreaker e su Spotify, tra le domande che abbiamo posto a Vanolo è emersa una domanda. Ripensare all’ambiente in cui viviamo può aiutarci a riconsiderare il concetto di disabilità?



