Fino a domenica 13 dicembre 2026 l’Accademia Albertina di Torino ospita l’esposizione dei reportage premiati dall’organizzazione mondiale che promuove il fotogiornalismo per comprendere la complessità del mondo
Perché è importante il World Press Photo? Abbiamo posto questa domanda a Vito Cramarossa, direttore della CIME, la realtà che in Italia organizza le mostre dell’organizzazione mondiale che promuove il fotogiornalismo per comprendere la complessità del mondo.
“Perché il World Press Photo è importante? Questo progetto dà una luce su come opera oggi l’informazione. In un’epoca in cui quotidianamente riceviamo una massa indefinita di informazioni, immagini scaricate addosso a tutti e tutte noi, penso sia necessario avere delle linee guida”.
Cramarossa ha proseguito così la sua riflessione ai microfoni di RBE.
“Il lavoro dell’informazione è basato molto sulla rilevanza delle immagini grazie i social media. Il World Press Photo ha il ruolo di istituzionalizzare e rendere più certa la realtà, porta avanti questa missione in un’epoca in cui quest’ultima è sempre più negoziabile. Siamo bombardati da fake news. Al giorno d’oggi ci relazioniamo con alti rappresentati politici che utilizzato l’intelligenza artificiale in modo più o meno consapevole”.
Cosa rende importante il lavoro dei fotoreporter?
“Il lavoro dei fotogiornalisti è sempre più importante. Credo sia fondamentale la loro capacità di saper distinguere. Rappresentano dei fari all’interno di questa notte buia che stiamo attraversando. Istituzioni come World Press Photo lavorano in questo senso, accompagnando l’impegno di tante testate giornalistiche nel mondo che per nostra fortuna lavorano in questa direzione”.
Nel video che si può guardare cliccando sul link all’inizio dell’articolo, un contenuto disponibile anche sul canale YouTube di RBE, Cramarossa racconta cosa propone il World Press Photo 2026, esposizione aperta al pubblico a Torino negli spazi dell’Accademia Albertina fino a domenica 13 dicembre.
Tra le foto vincitrici c’è anche lo scatto della copertina di questo articolo e del video. Si tratta di una delle fotografie della reporter italiana Chantal Pinzi sulle donne marocchine dedite alla cura dei cavalli, attività fino al recente passato esclusivamente maschile.
A questo link riportiamo l’intervista completa a Cramarossa trasmessa durante una delle puntate del programma Café Bleu condivisa in podcast. Nell’articolo sono disponibili tutte le informazioni sul World Press Photo 2026.



