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Immigrazione, salta l’intesa Ue sulla riforma delle regole di Dublino

L’Italia e altri dieci paesi hanno respinto la bozza di riforma del regolamento di Dublino presentata dalla presidenza bulgara al vertice dei ministri dell’Interno dei membri Ue a Lussemburgo.

Salta quindi l’intesa sulla riforma per rivedere l’accordo che disciplina il diritto d’asilo per i migranti che arrivano in Europa.

La proposta bulgara è stata giudicata peggiore rispetto a quella della Commissione europea e a quella approvata il 27 novembre dal Parlamento europeo con una larga maggioranza. La riforma parlamentare, al contrario di quella presentata in Consiglio dalla presidenza bulgara, prevede un meccanismo permanente e automatico di ricollocamento secondo un sistema di quote, a cui sono tenuti a partecipare obbligatoriamente tutti gli stati membri dell’Unione europea.

Felice il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che già da tempo aveva annunciato che l’Italia avrebbe detto «no», per evitare che i Paesi del Mediterraneo venissero lasciati soli.

Elly Schlein, europarlamentare di Possibile, è stata relatrice della riforma parlamentare di novembre. «La proposta bulgara è un approccio a tre fasi che sostanzialmente non risolverebbe nulla, aggiungendo responsabilità in capo agli stati di primo arrivo per 8 anni. Questo aggraverebbe la situazione», spiega l’eurodeputata.

La bozza doveva essere bloccata ma non c’è nessuna vittoria, dice Elly Schlein, criticando la reazione di Salvini. «Bisogna sedersi a quel tavolo e negoziare una riforma migliore. Se non si riesce ad arrivare ad una riforma di Dublino, Orban vince, l’Italia perde – continua l’eurodeputata – bisogna ripartire dalla proposta del Parlamento Europeo».

Oltre all’Italia, a perdere sarebbero tutte quelle persone che verrebbero bloccate in Paesi in cui non hanno legami e in cui mancano le strutture ricettive adeguate.

«Siamo ad un livello di razzismo e xenofobia seriamente preoccupante, dobbiamo fare qualcosa per rimettere al centro le persone, la loro dignità e i loro diritti» conclude Schlein.

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