Corea del Sud, pochi margini per il presidente Moon
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La Corea del Sud volta pagina e dopo la problematica presidenza di Park Geun-hye ha eletto Moon Jae-in, considerato un liberal e un difensore dei diritti umani. «Sicuramente – spiega Gabriele Battaglia, giornalista di China Files a Pechino – è una buona notizia perché la presidenza precedente è finita malissimo. Moon, almeno nelle intenzioni, sembra portare una ventata d’aria nuova, non solo nel suo Paese ma in tutta la penisola coreana che è scossa da un’escalation che coinvolge tutti i maggiori player internazionali». Tuttavia, prosegue Battaglia, «lo spazio di manovra di Moon non è così ampio, perché da un lato c’è l’alleato americano che preme in un determinato senso, dall’altro lato ci sono i giapponesi, che nell’ottica della Corea del Sud sono formalmente alleati sotto l’ombrello americano, però sono tradizionalmente dei nemici. Dall’altro ancora c’è la Cina, il Paese con cui in questo momento la Corea del Sud ha più rapporti anche commerciali, e poi ovviamente c’è la Corea del Nord che dal 2011, con Kim Jong-un, ha aumentato molto sia gli esperimenti missilistici, sia quelli nucleari».

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