Nuova condanna per l’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani, Cedu, ancora una volta sui fatti del G8 di Genova del luglio 2001. La causa fa preciso riferimento a quanto accadde nella notte tra il 21 e il 22 luglio all’interno della scuola Diaz e nella scuola Pascoli, dove i movimenti che contestavano il vertice avevano allestito il centro stampa e l’ufficio legale.

A proposito di tortura, lunedì 26 giugno alla Camera dei Deputati si comincerà a votare la proposta di legge approvata alcune settimane fa dal Senato, una norma che lo stesso estensore della prima versione, il senatore Pd Luigi Manconi, aveva definito «stravolta». A dicembre saranno trascorsi 29 anni da quando l’Italia, mettendo la propria firma sulla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, si era impegnata a introdurre nel proprio codice penale il reato. Da allora, molte volte le proposte di legge sono state affossate e dimenticate. Nel 2013, all’inizio di questa legislatura, si pensava che il testo firmato dal senatore Pd Luigi Manconi potesse essere quello giusto, in grado di superare veti e opposizioni di vario genere. Approvata al Senato nel marzo del 2014, la proposta di legge venne licenziata con modifiche anche alla Camera, all’indomani proprio della condanna del 2015 per le torture nella scuola Diaz. Il testo a quel punto venne inoltrato nuovamente al Senato, da cui è uscito il 16 maggio 2017 profondamente trasformato. «Il Senato – ricorda Patrizio Gonnella – ha licenziato un testo confuso, pasticciato, quasi pensato a tavolino perché poi non sia applicato nel futuro con una serie di elementi diretti a rendere l’interpretazione giudiziaria complessa. Ne cito due: la pluralità delle condotte e la verificabilità del trauma psichico».

Immagine: di Thomas Hawk, via Flickr